Coco: ricordare come possibilità di diventare grandi

“Ripensa a me
Non dimenticarlo mai
Ricordami
Dovunque tu sarai
Lo sai che devi fare se
Non sono insieme a te
Ascolta la canzone e tu
Sarai vicino a me
Ricordami
Ora devo andare via
Ripensa a me
Sentendo questa melodia
Uniremo con le note il cuore e le anime
Il tuo amore rimarrà
Sempre per me
Ricordami”

Tenere stretto dentro di noi quello che è stato, un abbraccio, uno sguardo, a volte anche solo una sensazione, qualche battito di cuore. “La nonna era in gamba, determinata e spericolata, amava la vita e mi rincorreva con la scopa per tutto il giardino ogni volta che facevo qualche marachella, ridendo divertita. Poi ci stendevamo insieme nell’erba, sentivamo l’odore della terra e guardavamo il cielo”.

Ognuno di noi ha sentito almeno una volta nella vita racconti come questo, soprattutto in occasione della ricorrenza del 2 novembre. Tra le tante festività presenti nel calendario, l’uomo ha sentito la necessità di dedicarne una proprio al ricordo delle persone che non ci sono più.

Come mai ricordare chi ha fatto parte della nostra vita è così importante?

Ad aiutarci a rispondere arriva Miguel Rivera, il ragazzino messicano protagonista del film d’animazione della Disney Pixar “Coco”, che intraprende un viaggio fantastico nel Mondo delle Anime durante la notte del “Dia de los muertos”, proprio tra l’1 e il 2 novembre.

La sua famiglia da generazioni onora i ricordi degli antenati e allestisce per l’occasione la “ofrenda” con le foto dei loro cari. Tra i volti presenti sull’altare però c’è un grande assente, colui che per seguire la passione per la musica ha voltato le spalle a moglie e figlia: il papà di Mama Coco, la bisnonna di Miguel. Da quel momento la musica era stata bandita.

Il ragazzo pone poca attenzione a quelle storie, a quella famiglia che nasconde nelle tradizioni la paura di ciò che più di tutto è in grado di renderlo felice: proprio la musica. Se essere un “Rivera” significa per forza produrre scarpe, come accade ormai da tante generazioni, allora non è più sicuro di volerne far parte. Meglio cercare di emulare l’unico componente della famiglia che ha seguito la propria strada, se ricordare significa essere tutti uguali.

Miguel sceglie allora di rubare la chitarra dalla tomba del suo antenato per esibirsi nella piazza del paese, ma a causa del suo gesto diventa inspiegabilmente invisibile ai vivi: solo degli strani scheletri, le anime dei cari defunti giunti in mezzo a loro, possono vederlo. La leggenda infatti narra che in questa notte speciale solo le anime dei defunti che hanno la propria foto sulla “ofrenda” e che vengono ricordati dai loro cari avranno la possibilità di attraversare il Ponte delle Anime per giungere nel mondo dei vivi. Se le foto non vengono esposte, essi non potranno in nessun modo oltrepassare il ponte.

Miguel ha così la possibilità di incontrare le anime dei suoi familiari, conosciuti attraverso le foto dell’“ofrenda” e, guidato da loro, attraverserà il ponte per giungere nel Mondo delle Anime e capire insieme cosa sia successo.

In questo luogo fantastico il ragazzo scopre che le anime continuano a vivere lì tutte insieme, a patto che le proprie famiglie nel mondo dei vivi le ricordino. Infatti se con il passare del tempo le persone non vengono ricordate sono condannate a scomparire per sempre anche dal Mondo delle Anime:

“Quando nel mondo dei vivi nessuno conserva il tuo ricordo, sparisci da questo mondo.

La chiamiamo “scomparsa definitiva”.

I nostri ricordi devono essere tramandati da chi ci ha conosciuto in vita,

nelle storie che parlano di noi.”

Il pensiero che la morte sia la fine di tutto racchiude in sè una grande bugia. Come se proponessimo che la morte è capace di far dimenticare la carezza di una nonna in un momento di sconforto, o l’abbraccio di un amico dato per condividere una gioia, o il sorriso di un insegnante che accompagna una realizzazione importante. Come se si potesse cancellare improvvisamente dalla storia di un essere umano l’amore che ha permesso di concepire e far crescere un figlio.

Gli abitanti del Mondo delle Anime ci mostrano che la scomparsa fisica non ha il potere di far sparire gli affetti che hanno scambiato con le persone che, rimaste nel mondo dei vivi, hanno condiviso con loro quel percorso. Ciò che le persone manterranno non è racchiuso nella presenza o meno del corpo dell’altro, ma nel calore, quell’energia che hanno provato e che è rimasto dentro di loro per quella carezza, per quell’abbraccio o per quel sorriso ricevuto.

Miguel comincia così a comprendere che la nostra storia non va ricordata semplicemente per dovere, per “tradizione” o attraverso la sola immagine fotografica, ma perchè tutti quei momenti vissuti ci danno la certezza che nella nostra vita ci sono state delle persone che ci hanno amato, accolto, ascoltato, compreso. Persone che ci hanno donato il loro affetto, soddisfacendo i nostri desideri e permettendo alla nostra capacità di amare di crescere, realizzarsi e trovare il proprio modo di esprimersi. Ciò che non esiste più non scompare, diventa ricordo, creatività, possibilità trasformativa e di rapporto. Storia. Soltanto nel momento in cui siamo in grado di trasformare quella realtà materiale non più esistente in memoria di affetti troveremo la nostra possibilità di diventare diversi da chi ci ha preceduto, di trovare il nostro divenire.

Tutti nati nell’affetto dei nostri cari, ma ognuno con una propria irripetibile identità, diverso e unico.

Il nostro Miguel nella sua avventura affronta un percorso che lo porta a realizzare tutto questo. Ritrova la sua storia, si riappropria dei ricordi di racconti tramandati e spesso travisati da tutta la famiglia, trovando dentro di sè la verità, che non è solo quella dei fatti, ma soprattutto una verità che parla di affetti. Possiamo arrivare a preferire di essere il “propronipote” di chi ha difeso e protetto l’amore per una figlia a scapito della fama e del successo e mostrare a tutti che solo persone così sono in grado di esprimere una vera creatività. Perchè Miguel, in realtà aveva ragione: è davvero nato per la musica, ma una musica intesa come arte meravigliosa ed impalpabile che comunica direttamente alle emozioni. Una musica che è vera solo se espressione di qualcuno che quegli affetti li ha chiari e forti dentro di sé, che ha accettato di crescere e quindi di poter scegliere chi diventare.

Solo dopo tutto questo Miguel può tornare nel suo mondo e scoprire che mettere insieme identità e ricordi è molto più semplice: può rifiutare l’obbligo di un futuro sempre uguale mantenendo il ricordo dei rapporti che lo hanno preceduto e proporre una strada che sia davvero la sua. Una musica, una canzone che sia la sua.

“Chiamami pazzo o anche più

Però so che nel mio sogno c’eri anche tu

Ho aperto i miei occhi nel mio cuore ora ho

Una nuova canzone che per te canterò

Questa mia melodia nasce dal nostro amore

Ogni nota è un battito del nostro cuore

Avremo un legame che vive per sempre

In ogni parte del mio corazon”

Comments are closed.