fbpx

CONDIVIDI SU FACEBOOK, MA PRIMA OFFLINE

Il 4 febbraio 2004 nasceva sul web quella che oggi è una piattaforma utilizzata da milioni di utenti: Facebook. In questi 17 anni, insieme alla disponibilità e alla fruibilità dei contenuti illimitati, Facebook, e più in generale il web, ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, di informarci, di relazionarci.

Partiamo da questo social network per parlare anche in maniera più ampia di tutti gli altri, del nostro approccio al web e di come con esso sembrano essersi modificate molte cose.

Agli albori di Facebook, questo social veniva utilizzato quasi come un diario, in cui scrivere i propri pensieri, in cui condividere foto ed esperienze con amici e parenti. Era utilizzato anche per rintracciare parenti e amici lontani. Piano piano è diventato sempre più presente nelle nostre giornate, è nata l’applicazione da scaricare sui cellulari per avere sempre con noi la nostra bacheca. È cambiato negli anni e negli anni sono successe molte cose.

I social network spesso sono stati definiti la causa dell’isolamento dei giovani e della difficoltà di costruire dei rapporti reali, di condividere davvero dei momenti insieme ai nostri affetti.

Sembra infatti che raccontarci online, postare foto, fare le famose stories istantanee per raccontare un momento di vita, sia percepito, a volte, come un modo per esibirsi, per mostrare la propria vita piena di sfarzo, di traguardi, di momenti di cui vantarsi, ma cerchiamo di andare un po’ più a fondo.

Se pensiamo esclusivamente che i rapporti virtuali abbiano preso il posto di quelli reali e che la responsabilità sia della tecnologia e dei social, forse ci stiamo perdendo qualcosa.

La cosa che ci sfugge talvolta è infatti il nostro approccio ai social, perché è in esso, come in tutte le cose che facciamo, che manifestiamo il nostro modo di essere e di vivere. Io credo infatti che in questi strumenti non vada individuato il colpevole di un malessere, di un allontanamento dai rapporti umani, bensì essi ne sono semplicemente lo specchio. Ritengo che il problema non sia lo strumento, ma come lo si usa.

Come utilizziamo dunque i nostri social network?

Questa è la vera domanda che ci dobbiamo porre.

Non vogliamo infatti oggi demonizzare questo strumento, ma dare una chiave di lettura che possa consentire di vivere la nostra presenza sui social al meglio, portando su internet anche il nostro interesse e la nostra partecipazione a quello che succede intorno a noi.

Quando condividiamo una foto sui social mentre facciamo qualcosa, come ad esempio andare a prendere un caffè con un’amica o uscire con il nostro fidanzato, proviamo a chiederci perché lo facciamo. Cerchiamo di esibire la nostra vita, o semplicemente ci fa piacere raccontarla e mostrare qualche spezzone di noi per condividere un momento bello con gli amici e magari strappare un sorriso a qualcuno?

Questa è una differenza fondamentale.

Non sempre ce ne rendiamo conto, ci sembra un gesto innocente, ma dietro al voler condividere a tutti i costi un momento esiste una forma di esibizionismo. Vogliamo farci notare, vogliamo far vedere a tutti quanto siamo belli, quanto ci stiamo divertendo. Ma davvero ci sentiamo così belli? Davvero ci stiamo divertendo?

Spesso abbiamo le persone sedute accanto a noi, che ci stanno parlando di loro, che ci stanno chiedendo qualcosa, e noi siamo rivolti con lo sguardo sullo schermo del nostro telefono, sempre a chattare con qualcun altro, a commentare qualcosa, a postare una foto. Siamo sempre da un’altra parte. Ma non serve avere un cellulare in mano per essere assenti con i nostri affetti. Siamo assenti anche quando pensiamo ad altro mentre qualcuno ci parla, quando non ascoltiamo, quando a qualcuno che ci dice “ho avuto una giornata difficile” rispondiamo “eh sapessi io”.

Oppure vi è mai capitato di conoscere qualcuno che non avesse un profilo sui social network ma che vi ha parlato per ore della mostra imperdibile a cui è andato, del libro interessantissimo che ha letto, del posto meraviglioso che ha visitato, senza magari ascoltarvi o darvi la possibilità di esprimervi? Anche quello è un modo per non entrare in rapporto con gli altri, per mettere delle distanze.

Essere presenti ed attivi sui social infatti non significa essere assenti nei rapporti nella vita, come anche al contrario non essere presenti ed attivi sui social non significa essere presenti nei rapporti.

Modificare le foto fino a distorcerle, fino a farci apparire dei perfetti influencer, fino a renderci bellissimi per strappare decine di like, nutre davvero il nostro desiderio di rapportarci?

Credo che condividere, raccontare, esporre un pensiero, sia comunque una ricerca di rapporto umano, di confronto, ma se viene fatto solo per esibire una realtà che poi in fondo non è proprio così, forse significa che c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che manca.

Parlo della condivisione, ma quella offline.

Quando stiamo davvero bene, quando ci sentiamo corrisposti, quando stiamo con un nostro amico a guardare la tv, o passeggiando mano nella mano con il nostro fidanzato, l’ultima cosa che ci viene in mente è di farlo vedere agli altri, non perché ci sia qualcosa di male ma semplicemente perché stiamo talmente bene che non abbiamo bisogno di mostrarlo, non abbiamo bisogno del consenso degli altri. Questo non significa che poi non possiamo avere il piacere di postare una foto, perché anche quello può essere espressione dei nostri affetti, ma a quel punto lo faremo perché saremo pieni dei rapporti che viviamo, perché saremo soddisfatti del panorama che vediamo, perché ci sentiremo bene e belli con la nostra nuova pettinatura e ci farà semplicemente piacere esprimerlo. Allora non ci interesserà più ricevere 1 o 100 “mi piace”, perché il “mi piace” più importante ce lo avremo già ed è il nostro, è la nostra pienezza e soddisfazione.

Credo dunque che la chiave per essere sempre più veri sui social sia quella di cercare di essere sempre più veri nella vita, con i nostri rapporti, con i nostri affetti, cercando di dare valore ai momenti che trascorriamo con le persone che amiamo, non solo per raccontarli agli altri ma per conservarli dentro di noi. Allora potremo condividere tutte le foto che vorremo, perché non lo faremo per esibire una realtà diversa da quella che è, ma per raccontare qualcosa di autentico, qualcosa di nostro.

Anche se, si sa, le cose più profonde prima di tutto si vivono.

Sara Fiori

Comments are closed.