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Essere diversi, essere umani

Ognuno di noi, appena nato, riceve dai suoi genitori il dono più grande e prezioso di tutti, il proprio nome, la sua identità, ciò che gli darà la possibilità di essere un individuo unico ed inimitabile, di trovare la propria voce, diversa dai suoi genitori e da chiunque lo circondi, di realizzare i propri desideri.

Eppure sentirsi liberi di essere ciò che si desidera sembra molto complicato; tentiamo ogni giorno di trovare una soluzione a soprusi ed ingiustizie: l’effetto serra sta che distruggendo il pianeta, l’economia e la comunità europea che vacillano, 2 milioni di bambini che muoiono di fame e la politica che, invece di agire di fronte a queste tragedie, fa “spallucce”. Si preoccupa della propria propaganda, come se lo scopo della politica fosse avere tanti seguaci, come se, invece di credere nelle persone, da queste bisognasse difendersi negando l’identità e i desideri altrui e rendendoli solo un mezzo per arrivare al potere.

Ogni giorno abbiamo purtroppo conferma che il senso di comunità che dovrebbe derivare dal sentirsi a casa in un mondo di individui diversi da noi, ma che come noi hanno sogni, desideri, affetti, viene continuamente negato, banalizzato e deriso.

La storia infinita, film che ha accompagnato l’infanzia di molti bambini, centra bene il problema attuale dell’essere umano:

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni; così il Nulla dilaga

(Gmork, “La storia infinita”)

Tutti i problemi dell’umanità sono riconducibili ad un solo ed unico fatto: l’essere umano si sta dimenticando di essere umano. L’uomo nasce dall’amore e dal desiderio di due individui e attraverso lo stesso amore cresce, attraverso il riconoscimento della sua identità, attraverso quell’affetto profondo, vero e prezioso che passa tramite gli occhi di chi ci ama e che ci fa sentire compresi e riconosciuti, che ci dà la forza di esprimere noi stessi per dare un nostro senso alle cose facendo nascere in noi ulteriori sogni e desideri. È dunque il riconoscimento affettivo a darci la possibilità e le capacità di essere noi stessi, sempre diversi e sempre più veri. Proprio il riconoscimento affettivo, che fin dai primi attimi della nostra vita riceviamo, è ciò che ci permette di crescere ogni giorno, di credere in noi come esseri umani unici e irripetibili che ci permette poi di riconoscere e accettare l’altro nella sua diversità intesa come risorsa e non come ostacolo.

E questo “Nulla”? Il Nulla è proprio l’indifferenza, l’uguaglianza come assenza di diversità e non come parità, è lo sguardo alzato al cielo mentre migliaia di persone muoiono in mare, è “l’interesse” vuoto e formale di chi tutti i giorni guarda il telegiornale senza vedere ciò che gli si propone davvero di fronte, è il conflitto politico fine a sé stesso, siamo noi tutti quando ci lamentiamo dei tanti problemi della nostra paese, del nostro continente, del nostro pianeta, per poi girare l’angolo e pensare a cosa mangiare per cena.

Il 21 Maggio è la giornata mondiale della diversità culturale, ma non dovremmo ricordarcelo solo una volta l’anno. Questa giornata è un’opportunità per immaginare, pensare, e soprattutto ricordare la storia con i suoi errori e le sue trasformazioni, realizzate da chi ha avuto il coraggio di esprimere un pensiero diverso e da chi ha avuto il coraggio di riconoscerlo ed accoglierlo.

Al contrario se la diversità ci spaventa, ciò che non riusciamo a capire, a condividere, a controllare ci fa sentire fragili, esposti, in pericolo, come se ogni differenza esistesse per toglierci qualcosa, per derubarci di una parte di noi: disumanizziamo ciò che è diverso, ma, forse, in quel momento, siamo noi ad essere disumani.

È spaventoso pensare come qualche km di distanza ci porti a sentire l’altro alieno, come la differenza linguistica, etnica, sessuale ci porti a rendere l’altro un mostro perché accettiamo un razionale violento e vuoto perbenismo che ci porta a dire che siamo tutti uguali e per questo dobbiamo accettarci e rispettarci.

Sarebbe facile rendere tutti uguali a noi, forse avremmo meno paura, ci sentiremmo rassicurati e compresi, coccolati e tranquilli, ma tranquilli di morire dentro; se non accettiamo la nostra diversità e unicità, se non accettiamo di avere dentro di noi un mondo di affetti, desideri, sogni e speranze che sono diverse non solo dai nostri genitori, dai nostri amici, parenti e colleghi ma dai nostri stessi desideri che cambiano se noi cambiamo e ci trasformiamo, non potremmo mai riconoscere tutto questo nell’altro. Negare questo nell’altro non è solo violento per chi ci è di fronte, ma è violento per noi.

Facciamo presto a dire che non ci sentiamo capiti, ma noi “capiamo”? Ci chiediamo mai cosa provi l’altro, che storia si nasconda dietro un suo pensiero, se stia soffrendo, se sia felice, se abbia dei sogni e dei desideri? Abbiamo tutti, alle nostre spalle, una storia di delusioni, di sofferenze, di cecità e dimenticanze, una storia, un passato, che, spaventoso e, forse, incompreso, torna a tormentare il nostro presente impedendoci di vedere chi abbiamo di fronte fino a difenderci  noi da un diverso che, in quanto tale, crediamo voglia privarci della nostra diversità, ma forse, siamo noi per primi che ce la stiamo togliendo negandola all’altro.

La terra, l’ecosistema, anche i più piccoli microrganismi vivono perché al di fuori di loro c’è altro, perché c’è un diverso che gli permettere di essere unico e, al contempo, di poter vivere, perché da soli non si può far fronte a tutto e tutti. La natura sa e comprende meglio di noi quanto la diversità sia importante: se un piccolo arbusto si rende conto di non riuscire da solo a far fronte alle proprie necessità, chiama a se piccoli microrganismi in grado di aiutarlo, e al contempo, esso stesso aiuta questi piccoli batteri a far fronte alle loro necessità; per sopravvivere le api si nutrono della linfa dei fiori e, al contempo, permettono a questi di essere fecondati; se il nostro corpo non fosse in grado di accettare la diversità, non esisterebbe la vita, non potremmo fare l’amore né, tantomeno, dar vita a nuovi individui che crescono dentro di noi, che da noi derivano ma, al contempo, sono totalmente diversi.

Il 21 Maggio è la giornata mondiale della diversità culturale, ma ogni giorno dobbiamo ricordarci di amare l’altro per le sue diversità, per la sua unicità, per i suoi sogni, interessi, gusti e difetti, dobbiamo ricordarci che ogni essere umano, che sia italiano, spagnolo, americano, africano, inglese, russo, sloveno, afghano, rumeno, francese o slovacco, come noi ha un mondo di affetti, come noi soffre, ama e desidera essere amato, come noi desidera essere visto e riconosciuto, ogni giorno dobbiamo ricordarci di essere umani.

Dafne De Gennaro

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