Guarire dall’insoddisfazione lavorativa

Sono una psicologa e durante una giornata di formazione ho sperimentato delle attività dove, attraverso il gioco, ho vissuto assieme ai miei compagni di corso lo stare insieme, la diversità e il rapporto, per poi essere in grado di proporlo ai nostri pazienti.

Tornando a casa, mi è sorta spontanea una riflessione: perché queste attività si realizzano quasi solamente con bambini molto problematici e adulti con malattie psichiche? Il manager aziendale, l’avvocato, il chirurgo e l’ingegnere solo per citare alcune categorie professionali, perché nessuno è portato a pensare che possa essere utile anche a loro, che anche loro possano aver perso la capacità di stare in rapporto?

Andiamo, giustamente, a riabilitare chi sta “male”, ma un qualsiasi professionista, non può essere anche lui un essere umano in difficoltà che semplicemente riesce a mascherare il suo disagio meglio di un bambino? Degli incontri dedicati a se stesso e al rapporto con gli altri lo aiuterebbero sicuramente a migliorare la sua vita e la sua attività lavorativa, eppure sembra che del mondo affettivo interno degli adulti interessi poco e niente a nessuno, in primis a loro stessi.

Chi è che sta “male”? I bambini problematici, i pazienti psichiatrici, i ragazzi disabili? Sicuramente sì. E per questo esistono centinaia di strutture che sostengono le loro difficoltà, lavorano sui loro punti di forza, li aiutano a crescere e li guariscono, ove possibile. E i professionisti che ogni giorno vanno a lavoro e si sentono tristi, stressati, frustrati e non soddisfatti? Per loro sembra non ci sia possibilità di cura: in fin dei conti sono ben adattati alla realtà, non delirano, qualcuno si prende al massino qualche ansiolitico e quindi sembra che vada tutto bene.

Io sento di essere fortunata perché ogni giorno, nel mio lavoro e nella mia formazione, riscopro un pezzetto di me stessa e scopro qualcosa di chi mi sta accanto, arricchendo la mia capacità di stare bene con gli altri e nel mio lavoro. E allora se “le cose vanno male” e “il mondo va a rotoli”, invece di prendercela con il politico di turno, con il nostro capo o un altro qualsiasi capro espiatorio, ci mettessimo tutti in discussione, potremmo trovare qualcuno che ci aiuti a recuperare quella possibilità di rapporto che abbiamo perduto lungo la strada, qualsiasi sia la nostra professione.

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