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I migranti siamo noi

“Che migra, che si sposta verso nuove sedi.”

Questa è la prima definizione di migrante che troviamo sull’enciclopedia Treccani. Oggi è la giornata internazionale per i diritti dei migranti ed io, leggendo questa definizione, mi chiedo sempre di più chi sia davvero un migrante.

Per arrivare a parlare di quelli che quotidianamente troviamo raccontati nei telegiornali la sera, quelli che sono sulla bocca dei politici, quelli che vengono indicati solo con dei numeri privi di contenuto, dovremmo fare un passo indietro. O forse molti di più.

Gli esseri umani migrano sin dalla notte dei tempi. Le etnie che hanno abitato il globo, ancor prima che esistessero confini, hanno iniziato a spostarsi per conoscere il mondo.

Ci sono popoli che hanno viaggiato in cerca di fortuna, chi si è spostato per espandere i propri confini, chi per scoprire nuove terre, chi per conoscere nuovi popoli, chi per fuggire da persecuzioni.

Fino ai tempi più recenti in cui anche per noi italiani il nuovo continente sembrava una terra promessa e si custodiva il sogno americano per andare a cercare fortuna un po’ più in là, per dare un futuro ai propri figli, per raggiungere il benessere.

Arriviamo poi ai nostri giorni in cui muoiono migliaia di persone in mare, persone che fuggono dalla guerra e dalla fame, che scappano da regimi politici o religiosi, che cercano rifugio.

Che cosa accumuna tutte queste epoche storiche, tutti questi esseri umani, tutti questi secoli? Forse un desiderio. Di tipo diverso. Un desiderio di scoperta, di crescita, di tutela, di protezione. Li accomuna una speranza. La speranza che quella promessa non venga delusa una volta raggiunta la terra o anche solo la speranza di raggiungerla. Per costruire, per crescere, per vivere.

Abbiamo percorso in pochissime righe parte della storia dell’umanità, e non è forse anche la storia dell’essere umano?

Ognuno di noi, non è forse, a suo modo, un migrante? E questa volta non parlo di spostarsi, di andare a cercare una possibilità altrove. Parlo però di quello stesso desiderio di vita, di crescita e di scoperta che da millenni muove il mondo.

Ogni giorno esprimiamo dei desideri e cerchiamo di custodirli, di realizzarli. E non è forse quella stessa spinta vitale che ci rende migranti? Io credo di sì.

Credo che dunque dovremmo guardare oltre quello che sembra. Dovremmo capire che quelli che oggi vediamo raccontati in tv, quelli che sbarcano, quelli che non sanno se approderanno, quelli che non sanno se approderanno vivi, hanno in comune con noi molto di più di quanto vogliamo credere. E non parlo delle tremende storie che hanno alle loro spalle, di cui dovremmo tutti quanti interessarci un po’ di più, parlo di un movimento interno.

Sentiamo tutti i giorni dire in tv che questi esseri umani dovrebbero stare a casa loro. Ma qual è casa loro? E casa nostra? È forse un nostro merito essere nati nella parte più fortunata del mondo? Certamente no. È una nostra colpa comportarci come se lo fosse? Certamente sì.

Forse è davvero questo il punto centrale del nostro discorso. Siamo tutti alla ricerca di una casa, casa intesa come posto sicuro, accogliente, caldo. Casa intesa come affetto, amore, amicizia, famiglia. Casa come rapporto. È quella la vera casa degli esseri umani, ed è una casa itinerante, in costante movimento.

Non potremo mai essere davvero umani e accoglienti se non riconosceremo questa profonda esigenza, quella di trovare una corrispondenza negli occhi degli altri, quella di trovare complicità, affetto, calore.

Che ci piaccia o no siamo migranti anche noi, il nostro mondo interno migra, si muove, cambia, in continuazione, per poter continuare a sentire, per restare vivo…siamo solo molto fortunati che non sia anche il nostro corpo a doverlo fare per le stesse ragioni.

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