Simona Quadarella, 18 anni e mezzo, bacia la medaglia di bronzo nei 1500 metri stile libero femminili, dietro alla fuoriclasse Katie Ledecky e alla spagnola Belmonte Garcia. L’azzurra dallo smalto fluo ha raggiunto il bordo vasca in 15’ 53’’ 86 migliorando di 10 secondi il suo personale e realizzando il suo sogno: vincere una medaglia mondiale appena entrata nelle gare seniores e raggiungere una finale meritata, riuscendo finalmente ad esprimere il suo grande talento

“Era un anno che ci credevo, ci ho sempre creduto ma mi sembrava impossibile”

Come ogni grande impresa, la vittoria è solo la punta dell’iceberg di un lungo percorso fatto di desiderio, passione e impegno. Un percorso nato tra le acque della piscina “Delta” e tra le mura di una normalissima casa romana della borgata Ottavia, in cui Simona, classe ’98, condivide l’amore per il nuoto con la sorella maggiore Erica, macinando chilometri in vasca. Gli stessi chilometri che il padre Carlo e la mamma Marzia percorrono in auto per accompagnare le ragazze tra Roma e Riccione. È nella cittadina emiliana, infatti, che le ragazze disputano le loro prime gare importanti.

Ci sono storie sportive che acquisiscono un sapore diverso perché sono il risultato di una serie di rapporti validi che hanno portato alla crescita dell’atleta.

“Una dedica? All’allenatore, alla mia famiglia, ai miei amici e a tutti quelli che mi sono stati vicini. Una dedica speciale a mia sorella, era il mio idolo e mi ha insegnato tanto”

In un tema di terza elementare la futura nuotatrice scrisse: “Ho una sorella che fa nuoto agonistico ed è molto forte, io voglio diventare forte come lei, anzi più forte…”. Una maestra attenta notò l’eccessiva competizione tra le sorelle e, preoccupata, fece leggere il testo ai genitori, rivelandosi uno dei primi adulti realmente presenti nel percorso di Simona che le ha permesso di essere compresa nella sua unicità e identità. Perché se è vero che Erica fu la prima a tuffarsi in vasca e a ricoprire il ruolo di apripista per la sorella, è altrettanto vero che le potenzialità di Simona rimasero in gran parte inespresse, forse a causa del costante confronto.

Sette volte campionessa tricolore di categoria nei 400 e 800 stile libero, Simona si rifiutò spesso di nuotare i 1500, più volte si qualificò finalista assoluta in corsia a fianco della sorella.

SImona Quadarella 2Ma Erica vinceva sempre, fino ad uno scontro molto forte tra Simona e il suo attuale coach, Christian Minotti (argento e bronzo agli europei e bronzo ai mondiali del 2002), che la segue da quando era piccola.

Un confronto che, come spesso accade nelle belle storie fatte di passine, crescita e determinazione, è stata la frustrazione ottimale e affettiva che ha permesso alla nuotatrice di liberarsi da quel binomio rivalità-amore che provava nei confronti della sorella, sentirsi riconosciuta per quello che era e diventare un’altra Simona.

Alla domanda: “Cosa si prova ad avere un allenatore così importante?” Simona risponde:

“Sa capirmi. Sa capire quando sto male, quando sto bene, le mie sensazioni in gara. Meglio di lui non c’è nessuno. Abbiamo un bel rapporto, ci conosciamo da tanto tempo”.

Un vita di sacrifici e non priva di delusioni, come la bocciatura olimpica e un quinto posto agli europei assoluti di Londra nel 2016. Ma non si è mai arresa.

 «Allenarla è bellissimo perché è una che ci crede, è una testarda»

Un anno fa non aveva forse la “maturità” giusta per affrontare le grandi della disciplina, maturità che oggi ha acquisito in tutti i sensi. In un’intervista rilasciata insieme al suo allenatore durante gli Assoluti Primaverili di quest’anno racconta: “Ho dei professori che mi hanno aiutato tantissimo quest’anno. In vista della maturità, che coincide con i mondiali a Budapest, studierò e mi allenerò”. Così è stato, Simona ha dimostrato che i campioni veri non mollano mai non solo nell’ambito della propria disciplina, ma in ogni momento di crescita.

Le parole a caldo dopo la vittoria sono state condite da occhi puliti, colmi di lacrime e sorrisi. Non ci credeva neanche lei, pensava di essersi sbagliata, di aver visto male, fino al momento in cui lo smalto fluo ha toccato il bordo vasca e lo sguardo è andato al tabellone: quando si è accorta di essere salita sul terzo gradino del podio dopo le due grandi della disciplina.

Ora l’Italia può dirlo con forza: c’è una nuova campionessa delle piscine.

Danilo Scaffaro

Raffaella Mastracchio

Margherita Trabucco

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