Nella sofferenza c’è un raro bocciolo di fiore che vuole nascere.
A volte la luce nasconde ciò che l’ombra urlava,

parole di cambiamento dentro mostri famelici e sentimenti taglienti che coprono le orecchie.

Ma nella sofferenza si nasce,
per poi poter esistere, avendo la possibilità di essere sempre di più noi stessi,

o gettare questo biglietto strappandoci via senza mai odorare la fragranza della nascita, del bocciolo che si è aperto.

Quando nasciamo, durante il parto, sperimentiamo il dolore per la
prima volta.

Non sapevamo neanche cosa fosse!

Patiamo per la prima volta il freddo,

la fame, la paura di aver perso quel meraviglioso tutto che c’era
prima.

Così perfetto che ha cambiato le nostre fattezze
interne ed esterne, materiali ed immateriali, trasformandoci da ovuli
e sperma, ignoti,  senza nome ad un neonato con un nome proprio.

Ma quel tutto sembra essere perduto in quel primo momento di vita.

Cos’è successo? Cosa è cambiato?
Sembrano esserci solo spine, solo mostri e sentimenti taglienti.

Dove sono i petali con quei colori così accesi?

L’angelo è caduto per diventare uomo.

Un’ondata di sofferenza nuova pervade ogni percezione. Le sue fattezze sono ancora ignote, ma questo vuol dire forse che noi stessi siamo cambiati, sperimentando un nuovo modo di soffrire, nascendo nel dolore, ma sorretti ed orientati dall’affetto,

dal sapere che c’era qualcuno in quel tutto, qualcuno che ci amava.

Ricordo che se è dentro di noi, ci permetterà di nascere ancora e
divenire dei bambini, dei ragazzi e degli adulti, incarnando la possibilità di poter essere noi
stessi nel mondo.

Se il dolore vince, se la piccola tartaruga non raggiunge il mare, superando il dolore attraverso il ricordo, il fiore non nascerà mai.

Le spine trafiggeranno la mano e
la renderanno purulenta,
in una più o meno lunga attesa che la morte sopraggiunga.

Nel dolore c’è un fiore nascosto.
Non aver paura delle sue spine,

Per coglierlo, e non pungerti, guardalo profondamente.

Cogli la sua meraviglia e proteggila,
per osservare un’immagine di te

che è sempre più vicina a quello che sei

– Giorgio Tullio De Negri

One Comment

  1. Giovanni Ceccarelli-Reply
    dicembre 1, 2017 at 7:47 am

    Cari amici, parlare di dolore è possibile; sperimentare il dolore, sugli altri che amiamo e poi su se stessi vecchi é diverso. Dico solo questo. Nonno G, 85 anni, vedovo da 33.

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