Smettere di fumare: le immagini da film horror sui pacchetti mi convinceranno mai?

Ho di fronte a me un pacchetto di sigarette, un pacchetto di Chesterfield blu mezzo aperto sul mio tavolo. Di sottofondo youtube sulla tv davanti a me, c’è il faccione sorridente della Leggenda BB King che suona “The Trill is Gone”. Il pacchetto è sempre lì che richiama la mia attenzione, come un cartello stradale che grida “guardami!” sul mio tavolo. Un pacchetto dallo stile accattivante, un po’ psichedelico: la scritta blu della marca è tracciata sul pacchetto bianco come se fosse in un movimento di zoom verso di me. Bianco e blu, in questo parallelepipedo che mi ispirano solidità, sicurezza, fascino, interrotti da una immagine terribile, straziante di una bambina che tossisce sangue e con una scritta nera che recita “ il fumo uccide”. Lo stacco è davvero impressionante.

Le direttive europee che hanno messo l’obbligo di inserire queste immagini l’hanno pensata bene! Eppure penso che questa modalità per cercare di far smettere di fumare o quanto meno rendere più consce le persone dei danni che il fumo provoca non siano abbastanza, o meglio siano controproducenti. Forse queste immagini connotano solo il modo in cui ci dobbiamo sentire fumando le sigarette e così facendo rinforzano ancora di più la dipendenza.

Si fuma per rabbia, dopo mangiato, per stress, dopo il caffè, dopo che si è fatto l’amore, potremmo dire quindi che ogni sigaretta è diversa! C’è la sigaretta del relax e c’è la sigaretta dello stress, quella mattutina e quella della sera, quella per la strada e quella in bagno, quella di piacere o quella del dolore, quella con altri fumatori o quella da soli. Sono convinto tuttavia che il processo inconscio sottostante sia il medesimo. Per ogni situazione che precedentemente citato la sigaretta svolge un ruolo fondamentale scandisce come rituale incosciente il prima, il durante o il dopo e si trasforma in una sorta di soglia, di porta della separazione dalla situazione stessa. Ho finito di lavorare mi accendo una sigaretta, devo iniziare a lavorare mi accendo una sigaretta, sto continuando a lavorare, pausa sigaretta. Separazioni scandite da uno schiocco emesso dall’accendino che infiamma la sigaretta e la fa ardere fino ad incenerirla. Distruggo il tabacco e la cartina che lo contiene. Poi una poppata dal filtro rugoso in un attimo di tensione, il fumo caldo che scende nei polmoni, e uno sbuffo che rilassa i muscoli. Il fumo nero che metto dentro di me lo posso far uscire.

Qui secondo me risiede un altro dei segreti fondamentali del problema del fumare. Infatti ho potuto vedere, da esperienze dirette ed indirette, come in tutte le situazioni di impossibilità o difficoltà, di tensione psicofisica, questo movimento di contrazione e rilassamento polmonare, potrebbe essere visto come una metafora di ciò che avviene inconsciamente: la speranza di ricondurre quella situazione di tensione ad uno stato di rilassamento, di cambiamento che riporta all’omeostasi. Una speranza che tuttavia a lungo andare ci può portare alla morte o a brutte malattie. Un patto con il diavolo, che poi riscuote nei modi più nefasti. In sostanza quando fumiamo fantastichiamo inconsciamente di avere agibilità sul mondo che ci ostacola, ci impedisce o ci mette in difficoltà, separandoci da quella situazione con rabbia, con morte. Ed internamente lo sappiamo bene! Una piccola morte per rimanere vivi, per poterci separare.

Ed allora quelle immagini terribili potrebbero mai fermarci dal fumare?

Elencando tutti quei motivacci tremendi per smettere di fumare si genera solo più senso di impotenza rispetto al poter smettere di fumare, terribile, enorme e spaventoso, che sembra inamovibile, ma che è momentaneamente superabile… Accendendo un’altra sigaretta!

L’unico modo per smettere allora diventerà riuscirci a separare dalle situazioni senza rabbia, senza fuoco, senza fantasticare la speranza di potercela fare, ma credendo nelle proprie capacità, nella propria creatività, nata e nutrita dai rapporti umani.

Chissà cosa accadrebbe se sul pacchetto di sigarette invece che “Ricordati che devi morire” ci fosse scritto

“Puoi farcela anche senza di me”

“Ti do l’illusione di poter cambiare le cose, ma sei solo tu che puoi farlo… Ti sto fregando!”

“Fai l’amore bene e non pensare a me… Citrullo/a!”

 

Dott. Giorgio Tullio De Negri

Lascia un commento