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Orgasmo, una questione di affetti

Il desiderio più grande di ogni uomo e di ogni donna, quello più intimo e segreto è da sempre amare, essere amati, fare l’amore, fare bene l’amore, sentire un desiderio, riconoscerlo e soddisfarlo per sé e per l’altro, insieme. Nasciamo tutti con questo desiderio di rapporto, la voglia di andare verso gli altri, perché sentiamo che amare ed essere amati fa star bene, rasserena, dà senso alle cose, alla vita e rende sicuri nel mondo.

È come se solo nel rapporto potessimo conoscerci davvero, sapere chi siamo in realtà nella continua speranza e certezza di esprimerci ed di essere accolti e di accogliere a nostra volta le espressioni degli altri.

Tutti vogliono essere compresi, desiderati, apprezzati, in una parola amati, ma quando questo non avviene, la delusione perverte ciò che naturalmente nasce come fantasia e desiderio di andare verso gli altri, in qualcosa che diventa presto allontanamento, difesa, paura dell’altro e del rapporto.

Eppure spesso non è così semplice stare bene in un rapporto e sentirsi davvero liberi di esprimere se stessi.

Trasformare affetti, sensazioni, emozioni e sentimenti in gesti, parole e comunicazioni è semplice, è qualcosa che sappiamo fare già nascendo ma poi, delle volte, diventa complicatissimo. Troppo spesso la sessualità che dovrebbe essere l’espressione fisica dell’amore diventa performance, raggiungimento di risultati (se non esibizione), masturbazione o qualcosa da trattare e fare con estremo, se non eccessivo, pudore, inibizione, vergogna.

Per tante donne diventa normale “non sentire niente” e dirsi che è un problema comune al sesso femminile, che la donna è più complicata, che la colpa è dell’altro o ancora che è la cultura che le ha rese asessuate ed eteree da un lato o estremamente seduttive e provocanti dall’altro.

Anche per tanti uomini, d’altra parte, diventa difficile misurarsi con la paura di non essere all’altezza delle aspettative, con partner vissute come molto critiche ed eterne insoddisfatte. Allo stesso modo si rende complicato confrontarsi con un modo di pensare che vuole tutti performanti, vigorosi, infallibili.

La mancanza di vivere a pieno e con piacere la sessualità diviene allora evitamento e rassegnazione o compensazione con atteggiamenti esibizionisti che mostrano donne provocanti e uomini virili, alludendo ad una sessualità che in realtà non vivono naturalmente.

Quello che può sembrare strano, eppure molto comune, è che tante donne ad esempio affermano invece che da sole, nell’intimità della loro camera da letto, nella masturbazione, riescono tranquillamente a raggiungere il piacere.

Come mai? Potremmo risponderci che è più facile, che riescono a sapere meglio cosa piace loro ma forse non è solo una questione di punti di contatto e stimolazione.

Che cos’è che spaventa tanto? Non sarà proprio il rapporto, lo stare insieme che mette tanta paura?

Nessuno decide mai davvero di rinunciare a stare bene in un rapporto e a fare bene l’amore, ma tante finiscono poi rendersi disponibili solo fisicamente, rimanendo in realtà ermetiche, scegliendo di mettere internamente una distanza con l’amante per paura di scoprirsi, continuando a far finta di star bene e provare piacere di fronte a partner inconsapevoli e poco attenti o a sentirsi dire “lasciati andare!” da amanti più presenti ma che fanno fatica a cogliere la reale difficoltà… Se fosse così facile, nessuno rinuncerebbe al piacere di vivere a pieno, fisicamente e affettivamente, l’unione, il rapporto, lo scambio con la persona scelta.

La verità è che provare piacere nel rapporto sessuale, riuscire a far bene l’amore, godere della presenza dell’altro è la massima realizzazione di noi, come persone, come esseri umani e non è affatto una cosa banale: è una questione di affetti, di capacità di rapporto, un sapere essere naturali, spontanei, di concedersi la fiducia necessaria per poter essere nudi di fronte all’altro con l’intima speranza e consapevolezza che possiamo esprimere tutto ciò che abbiamo dentro, certi che l’altro ci accetterà esattamente per quello siamo.

Un bacio non è soltanto un mero contatto di bocche e lingue che si intrecciano, ma la possibilità di sentire il senso profondo celato. Così, un abbraccio non è solo stringere un corpo, ma percepire tutta la tenerezza, il calore, la comprensione che l’altro ci dona.

L’orgasmo, allora, è la nostra parola che comunica il piacere di stare insieme in un rapporto reale, diretto che ci realizza proprio perché andiamo alla ricerca delle realtà affettive profonde dell’altro oltre il corpo e aldilà delle manifestazioni comportamentali e verbali. È prima di tutto sapersi rapportare, sentire il desiderio e comunicare il piacere che proviamo nel realizzarlo, soddisfacendo il desiderio dell’altro.

Soltanto così la donna potrà aprirsi, riscoprirsi accogliente e recettiva, senza il timore di essere delusa, non capita, forzata e non desidererà altro che accogliere in un abbraccio caldo, delicato, appassionato attenta a non deludere, a non chiudersi, a non rinunciare a stare insieme all’altro con l’amore, con la premura e la tenerezza che merita, a lasciar sentire e lasciar fluire i suoi desideri. Così l’uomo sarà passionale, premuroso, protettivo e attento ai desideri, ai vissuti, alle sensazioni dell’altro, saprà sentire con calma, presenza, partecipazione per creare insieme quel “canale” bellissimo di piacere da seguire insieme fino all’orgasmo.

Sarà, come scrisse Lawrence nel suo romanzo L’amante di Lady Chatterly, “E lui entrò dentro di lei dolcemente, sentendo la corrente di tenerezza che dalle sue viscere fluiva libera fino a quelle di lei, le viscere della compassione reciprocamente infiammate. E come entrò dentro di lei comprese che era quella la cosa che doveva fare, entrare in tenero contatto con lei, senza perdere ne il proprio orgoglio, né la propria dignità, né la propria integrità di uomo”.

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