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Perchè ci piace tanto “La regina degli scacchi”?

Ne hanno parlato tutti quando è uscita, è stata seguitissima ed ha appassionato tutti gli spettatori. Stiamo parlando della serie tv La regina degli scacchi, tratta dall’omonimo libro di Walter Tevis.

La regina degli scacchi narra la storia di una bambina che, passando per l’adolescenza, diventa una donna, Beth Harmond. Chi è Beth Harmond?

La prima puntata della serie si apre con la protagonista che freneticamente cerca delle pasticche, ne prende una, esce dalla sua stanza d’albergo, scende per le scale velocemente ed arriva a sedersi davanti ad un uomo dall’altra parte di una scacchiera, fra pubblico e fotografi. Tutti aspettano lei.

Facciamo ora qualche passo indietro.

Beth Harmond è una bambina che rimane orfana, e trova negli scacchi un rifugio. Se ne appassiona grazie al custode un po’ burbero dell’orfanotrofio in cui vive che le insegna, non senza resistenze iniziali, questo gioco per lei così affascinante. È l’unica cosa che davvero le interessa, non le bambole, non gli insegnamenti della scuola, per lei ci sono solo gli scacchi.

In quell’orfanotrofio somministrano stabilizzatori dell’umore ai bambini e Beth, su consiglio di quella che piano piano sarebbe diventata la sua più cara amica Joline, inizia a nasconderli sotto la lingua e a sputarli senza farsi vedere, per poi ingerirli un po’ alla volta la sera per amplificarne l’effetto. La sua mente, dopo l’assunzione di quei farmaci, le fa immaginare che il soffitto sia un’enorme scacchiera e vede muoversi davanti ai suoi occhi enormi torri, alfieri, cavalli e pedoni.

Di giorno sgattaiola via dalle lezioni e corre nel seminterrato con il custode per imparare un nuovo schema, di notte lo ripete e lo studia nella sua mente.

A 13 anni viene adottata da un uomo e da una donna che non hanno una grande cura di lei. Il padre se ne va via di casa poco dopo il suo arrivo. La madre, sempre un po’ assente anche per via di quella che sembra essere una depressione, cerca a suo modo di starle accanto, seguendola in tutti i suoi tour, quando Beth, oramai adolescente, scopre che esistono dei tornei di scacchisti, tutti uomini, e decide di parteciparvi, diventando sempre più forte, più famosa, più ambiziosa. Per quanto la madre inizialmente sembra seguirla solamente per le ricompense in denaro, poi tra le due si instaura un rapporto di complicità che tuttavia risente degli sbalzi d’umore della donna dovuti anche all’assunzione di alcol e farmaci. È così che Beth ricorre nuovamente agli stessi stabilizzatori dell’umore che prendeva da bambina ed ogni volta che dovrà svolgere una partita, prima di giocare, ne assumerà uno. È molto doloroso poi per Beth dover affrontare completamente da sola la morte della donna, che avverrà per epatite e riaprirà in lei delle ferite mai chiuse dalla morte della madre naturale.

In tutto questo continua la sua ascesa nel mondo degli scacchi: viaggia per il mondo, conosce i migliori giocatori, viene raccontata come una donna indipendente e libera, sicura di sé, piena di passione e di personalità. Nel giro di pochi anni diventa la più famosa giocatrice di scacchi donna della sua età.

Questo è il messaggio che sembra sia piaciuto molto al pubblico.

Andiamo un po’ più a fondo però.

È la storia di una donna che sicuramente si emancipa, praticando un gioco prettamente maschile per i tempi in cui vive. Però è una donna apparentemente sola che sembra costruire pochi rapporti e rischia di perderli per via dell’ambizione, della paura di vivere senza schemi e di essere nuovamente delusa.

Pensavo questo mentre guardavo la serie. Mi affascinava molto, ma volevo arrivare alla fine, desideravo capire se quello che questa serie intende raccontarci è che per essere libere, indipendenti e realizzarsi nella propria passione si ha bisogno di farmaci, alcol, isolamento. Perché per quanto fosse una ragazza vincente, Beth era una ragazza sola e in difficoltà. O almeno lo sembrava in molti momenti.

Fortunatamente non sembra essere questo il messaggio della serie, e ce lo racconta l’ultima puntata.

Dopo un periodo di solitudine, eccessi, smarrimento, Torna Joline, torna il custode dell’orfanotrofio, torna la sua infanzia, torna una parte importante della sua storia, che per molte puntate è stata messa un po’ da parte. È questo che è importante non perdere mai di vista: la storia di ogni essere umano. In questo caso la storia di Beth ci dice anche che a volte per non soffrire si mettono delle difese nei confronti del mondo. Ci si rifugia nella razionalità. Questo per lei sono stati gli scacchi: una grande passione ma anche una grande difesa nei confronti del mondo, degli uomini, degli amici, dei rapporti che le chiedevano qualcosa in più. Ricordiamo infatti quando lo scacchista Harry le apre il suo cuore facendole intendere di essere innamorato di lei, e lei sa rispondere solo con degli schemi di gioco. Poi con lui riesce a lasciarsi andare un po’ di più, ma anche in quel caso, subito dopo aver fatto l’amore, si metterà a leggere un libro sugli scacchi sfuggendo da un momento intimo in cui poter esprimere il proprio mondo affettivo, che per paura di ferirsi continua inconsapevolmente a proteggere.

Il fatto che per giocare a scacchi debba prendere delle pasticche miracolose è ciò che non le fa credere fino in fondo nelle sue capacità. Ha sempre creduto che fossero quegli stabilizzatori a renderla capace, o forse anche l’alcol. E non è così, ma lei ancora non lo sa.

Alla fine si ritrova.

Deve partecipare ad un importantissimo torneo in Russia, per cui incontra iniziali difficoltà in quanto il viaggio le sarebbe costato troppo e avrebbe dovuto rinunciare. In quel momento viene aiutata economicamente dalla sua amica Joline che è in grado di comprendere quanto quel torneo sia fondamentale per la sua carriera, e non bada alla materialità della spesa, ma crede in lei, nei suoi sogni, sostenendola per farla andare avanti, per farle tentare la sfida più ambiziosa della sua vita.

Durante il torneo, decide di non prendere i farmaci prima dell’ultima partita, quella decisiva, grazie ad un rapporto importante, un ragazzo incontrato durante il primo torneo di scacchi, e che l’aveva molto colpita. Un uomo che ha ritrovato più volte in molte altre competizioni e fra i due resterà sempre una grande complicità ed un grande affetto, in quanto forse, in quell’ambiente, lui è stato il primo ad averla notata non solo per la sua bravura, ma anche per la sua umanità.

Alla fine non saranno lo studio e il calcolo a salvarla, ma i rapporti che ha creato durante tutti gli anni di tornei di scacchi, amici che la chiamano di notte e le danno i loro consigli e, anche se lei tante volte si è mostrata scontrosa, sono tutti lì.

Nonostante Beth si sentisse spesso sola e apparisse spesso sola, l’ultima puntata ci racconta che alla fine, nel momento più importante la ragazza riesce, piano piano e con fatica, a ritrovare un po’ di affetto negli altri e dentro di lei. Il ritorno degli amici significa ritrovamento di realtà affettive. Ricordiamo infatti che anche lei prova dei sentimenti per lo scacchista Benny, e questa volta, quando fa l’amore con lui, non pensa a cavalli ed alfieri, come invece farà lui, ma si gode il momento, dicendo proprio “ma allora è così che dovrebbe essere”.

Forse senza che se ne rendesse pienamente conto, negli anni ha realizzato rapporti, condiviso esperienze, intessuto legami, perché il suo mondo affettivo si muoveva, il suo mondo affettivo era pronto a ricevere e a dare.

Beth Harmond dunque non è la regina degli scacchi perché si impegna, perché è ambiziosa, perché calcola tutto e non pensa ad altro, perché assume stabilizzatori dell’umore; Beth Harmond è la regina degli scacchi perché crede nella propria crescita, perché, anche se con fatica, riesce a fidarsi dei rapporti, perché non le importa solo di vincere, come ci dimostrerà l’ultima scena, in cui, dopo aver vinto la partita più importante, scende dalla macchina per andare a giocare in strada con uno sconosciuto appassionato di scacchi.

Oggi è possibile vivere senza schemi, grazie al riconoscimento della realtà affettiva, che le appartiene da sempre, ma che oggi Beth riconosce e sente di poter vivere, sa che non esiste solo la razionalità, che i rapporti possono salvare, che i rapporti possono aiutare a vincere la partita più importante, quella della nostra vita.

Beth Harmond non è la regina degli scacchi perché è imbattibile, Beth Harmond è la regina degli scacchi perché è umana.

 

Sara Fiori

 

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