fbpx

Rocketman: il recupero della nostra musica

Rocketman, uomo razzo, è il titolo di una famosissima canzone di Elton John e il titolo del film che narra la sua storia.

Questo film ci racconta un Elton John diverso, un Elton John che si chiamava Reginald. Ci racconta la storia di un essere umano, prima ancora che di una celebrità, che cosa c’è dietro quella celebrità e come si può risalire quando si tocca il fondo.

Reginald è un bambino sempre in cerca di attenzioni da parte del padre assente, che lo fa sentire inadeguato, che non gli rivolge una carezza. È sempre lì, pronto ad elemosinare un amore che non riceve. La madre è una donna presente dal punto di vista materiale, ma se cerchiamo di guardare in maniera un po’ più profonda possiamo vedere quanto sia stata assente dal punto di vista affettivo. Emblematico è il momento in cui questo piccolo bambino, emozionato davanti ad un pianoforte che ha appena iniziato a suonare muovendo le dita ad orecchio, sente dire da sua madre che sarebbe stata una buona idea iscriverlo ad una scuola di musica per poterselo togliere dai piedi.

L’unica figura in parte positiva della sua infanzia è la nonna, donna che riconosce la sua passione e lo incoraggia a fare un provino per entrare in una scuola di musica. In una scena molto significativa vediamo questo bambino riconoscere le note e  riprodurle immediatamente dopo solo un primo ascolto, senza avere uno spartito.

Comincia così la carriera musicale di Elton John.

Reginald piano piano cresce, suo padre va via di casa e forma una nuova famiglia. Elton incontra poi quello che diventerà il suo amico più fedele per il resto della vita: Bernie. I due, piano piano, scoprono di avere una sintonia perfetta, l’uno scrive la musica e l’altro le parole. E così sono nati capolavori come Your Song.

Il giovane comincia a vestirsi in maniera eccentrica, con colori sgargianti, pantaloni alla moda, occhiali vistosi. Gli occhiali sono un suo marchio. Ne ha centinaia, di tantissimi colori e particolarità. Come a voler dire: io non vedo. Non si tratta solo di un vedere esterno ma di un vedere interno, profondo, che a volte si trascura e che non ci permette di riconoscere i rapporti sinceri, di guardare oltre la materialità di ciò che appare. Forse è anche questa vista che Elton deve recuperare, perché l’ha perduta nel tempo, quando non è stato capito e accolto nei suoi desideri e nelle sue fragilità.

Reginald sceglie un altro nome e, forse, in questa scelta non c’è solo il desiderio di costruire un personaggio che abbia un nome d’arte di impatto. Forse Reginald non si riconosce davvero nella sua vita, si sente insoddisfatto, non riesce a trovare la sua strada, non riesce ad accettare la sua storia.

Elton John diventa sempre più famoso, i suoi singoli sono successi in tutto il mondo. Riconosce a sé stesso di essere omosessuale e incontra un uomo con cui avrà un rapporto complicato per molti anni, il suo discografico, che nel proseguimento del film scopriamo essere una persona arida, attaccata al successo di Elton e di cui non comprende profondamente i turbamenti.

Lo incita infatti a tornare dalla sua famiglia per affrontare il suo passato, ma quel gesto, fatto sulla spinta di un uomo che non comprende il reale significato e le conseguenze per Elton di tornare da chi lo aveva tanto ferito, provoca un’altra grande delusione. Quando ha comunicato alla madre di essere omosessuale si è sentito rispondere “nessuno ti amerà mai come si deve”, e quando è tornato dal padre ha rivissuto lo stesso senso di abbandono che viveva da piccolo. Lo ha visto abbracciare i suoi nuovi figli, prendersene cura, preoccuparsene, mentre, su di lui, continuava a esprimersi con disprezzo .

Elton, in quei momenti, non è pronto a sentire i giudizi dei genitori, non è pronto a comprendere che quei giudizi non dovrebbero condizionare la sua vita e, non essendo pronto, gli eventi gli hanno nuovamente confermato la sua insoddisfazione, il suo non trovare un posto nel mondo, il suo non sentirsi accettato ed amato.

Comincia ad entrare nel tunnel delle droghe e dell’alcol, dei festini sfrenati. Deluso da tutti, dai genitori, dall’uomo che credeva di amare, si perde sempre di più.

Più cresce la sua fama, più cresce la sua solitudine e sofferenza. Ha sempre tante persone attorno, eppure è profondamente solo. Non sempre essere circondati di persone, infatti, significa stare davvero con qualcuno. Se quei rapporti sono vuoti, privi di un sincero interesse, privi di una capacità di vedere che vada oltre le apparenze di una vita ricca e sfarzosa, si è soli anche con la casa piena di persone. Come succede ad Elton.

L’unico fedele amico è sempre Bernie. Lui gli sta sempre accanto, tranne in un momento in cui si rende conto di non poterlo più aiutare. Bernie decide di tornare a casa, di prendersi una pausa dalla vita sfrenata che conducono e invita Elton a fare lo stesso. Elton, invece di cogliere questo invito come una possibilità di ritrovarsi, lo vive come un abbandono e lo fa andare via stizzito e arrabbiato.

Bernie non vuole lasciare solo Elton, ma se ne va perché si rende conto che, per quanto lui possa volergli bene, se non è Elton stesso a volersi salvare, lui non può fare nulla. Elton in quel momento non è ancora pronto ad accogliere il consiglio dell’amico, ma di lì a poco, stremato, troverà il coraggio di chiedere aiuto e di intraprendere una terapia.

I rapporti validi, vedenti, sinceri, sono fondamentali per la crescita di ogni essere umano; sono gli unici che consentono di ritrovare la propria strada, quella degli affetti e della corrispondenza. E a volte ne basta anche solo uno. Però ci deve essere sempre il desiderio personale di percorrere quella strada, perché attorno possiamo avere le persone migliori del mondo pronte a tenderci la mano, ma se non siamo noi i primi a volerla afferrare, non riusciremo a rialzarci.

Questo ci insegna Rocketman.

Il film è una serie di flashback nel passato, in un presente in cui Elton si trova in una comunità di recupero e affronta la sua storia. Ogni volta che racconta un episodio lo vediamo “spogliarsi” piano piano dei suoi orpelli: arriva nel gruppo con uno dei suoi travestimenti di scena e finisce indossando una tuta.

Una scena molto importante, che ci aiuta a capire che Elton è finalmente cresciuto, è quella in cui immagina di parlare, da adulto, con i suoi genitori, con sua nonna, con quell’uomo che lo aveva fatto soffrire e con Bernie. Vediamo che, nonostante loro siano sempre gli stessi, lui finalmente li comprende e non si fa più ferire. Elton ritrova anche il piccolo Reginald, che è sempre rimasto dentro di lui, ma di cui, forse, non era più riuscito ad ascoltare i reali desideri.

Elton è cresciuto, si è separato da un passato di delusioni, ha recuperato tutte le sue possibilità e riprende la sua vita. Dopo essere giunto nella comunità di recupero aveva smesso di suonare, ma, grazie all’incontro con Bernie che gli è andato a fare visita, ritrova il desiderio di sedersi davanti a un pianoforte. È così che si conclude il film, prima che inizino a scorrere le fotografie di ciò che successivamente Elton John ha realizzato.

Possiamo tutti tornare a suonare e comporre la nostra musica, dobbiamo però lottare con tutte le nostre forze per farlo nonostante gli adulti poco attenti, nonostante i rapporti deludenti, nonostante le sofferenze. È possibile ritrovare il desiderio che è sempre presente in noi, in quel bambino che ognuno ha dentro e che crede nella possibilità di amare ed essere amato. Dobbiamo lasciare che venga fuori e che non si nasconda più dietro maschere di scena. Solo allora quelle maschere, gli occhiali vistosi e i travestimenti potranno essere espressione di un mondo interno che si muove e non una difesa nei confronti del mondo che tante volte ci ha deluso. Allora possiamo comporre la musica della nostra vita.

Sara Fiori

Comments are closed.