Vedendo la luna

Massimo Fagioli sostiene che “la ricerca psichica è iniziata quando il primo uomo, essendo riuscito ad avere dieci minuti di tempo libero dalla lotta per la sopravvivenza, ha iniziato a pensare a se stesso e ai rapporti con i propri simili”. 
Forse ognuno di noi può essere il primo uomo, che una sera d’estate, su un terrazzo, guardando la luna e si accorge di una grande bugia. Che non esiste la mezza luna. Una sua parte, più o meno grande, non è illuminata, ma c’è. Eppure a volte ci confondiamo e siamo portati a pensare che non esista. A viverci come “mezzi” anche quando siamo interi perché una parte di noi stessi è nel buio. 
La povera luna non può scegliere quando essere piena e quale parte di se illuminare perché, come abbiamo studiato sui libri, essa non brilla di luce propria, ma della luce riflessa del sole.
E quante volte ci capita di sentirci pezzi di materia extraterrestre come la luna, costretti ad essere illuminati da qualcun altro per poter brillare, immobili spettatori in mezzo all’universo, legati alle rotazioni e alle rivoluzioni di qualcun’altro, costretti a mostrare solo una parte di noi, sempre la stessa. Quante volte ci scordiamo di essere umani, di poter brillare di luce propria, di poter uscire dalla nostra orbita per esplorare strade e galassie sconosciute, di poter mostrare la nostra parte nascosta a chi sa accoglierla.
Questa sera guardate la luna, ammiratela, contemplate la sua bellezza, ma correte il rischio di non essere come lei. Bellissime, ma con un prezzo molto alto da pagare: rimanere sempre ferme. Correte il rischio di trasformarvi, di cambiare, di favi girare la testa. E chissà, forse potreste incontrare un’altra luna che ha scelto di abbandonare il suo ruolo di lontana ed eterna regina della notte per rinascere umana.
Alice Tiranti

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