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Mio figlio è su un altro pianeta?

Si parla tanto del momento nella vita di un genitore in cui quel bambino, che uscito da scuola ti corre incontro abbracciandoti con un sorriso enorme contento di vederti, sembra sia scomparso dal giorno alla notte, come rapito dagli alieni e rimpiazzato con un altro essere “strano”. All’improvviso quel bambino, che non è più un bambino, inizia a sbattere le porte della camera e a qualunque domanda risponde a monosillabi o con un’ingiustificata aggressione; sta sempre incollato al cellulare, ma quando lo chiami per sapere a che ora torna magicamente non è più reperibile.

“Chi è questo strano essere?”

“Cosa avete fatto a mio figlio?”

Tutti i genitori di adolescenti si sono trovati a porsi queste domande ed ognuno di loro ha dovuto affrontare quest’ennesima sfida: dover dare un senso ai cambiamenti improvvisi e comprendere questo nuovo misterioso linguaggio dei propri figli.

Questo divario, che compare nel periodo dell’adolescenza, ai nostri giorni sembra ancora più ampio: dobbiamo imparare a conoscere nuovamente nostro figlio, a comprendere cosa ci sta comunicando con la rabbia, con l’essere sfuggente, con i silenzi, con l’opporsi ai doveri o anche con le sue gioie e i suoi interessi che possono sembrarci strani, ma non solo…insieme a tutto ciò compaiono i videogiochi, le ore passate al computer, i cellulari da cui sembra che non riesca a staccarsi mai e i duecento social network contenuti in essi.

“Sta sempre con quel coso e se gli dico di posarlo tiene il broncio, non so come parlarci, mi sembra che sia su un altro pianeta! 

Come faccio a comunicare con lui?”

La risposta forse ce la può suggerire un film, un film che rovescia la prospettiva e  parla di un genitore che è fisicamente su un pianeta diverso rispetto a quello dei figli, proprio quando loro entrano in adolescenza.

Stiamo parlando di  Interstellar di Christopher Nolan.

Leggendo questo titolo vengono in mente viaggi nello spazio, il destino dell’umanità in pericolo, astronauti coraggiosi e scienziati che dedicano anima e corpo a cercare una soluzione per salvare il mondo. Interstellar è tutto questo, ma in realtà ci racconta una storia diversa. Questa storia inizia dalla realizzazione del film, dalla nascita di un’idea.

Ancora prima che titolo, trama ed ambientazione piombassero nella mente del regista, ci fu un’immagine che guidò Nolan: un padre che è costretto a separarsi dal proprio figlio e che non sa come comunicargli il suo affetto, la sua vicinanza. 

Nolan scrisse una favola di una pagina e la consegnò al suo amico compositore Hans Zimmer, il quale aveva un figlio di 15 anni: “Io voglio che leggi questa favola e che mi dedichi una giornata di lavoro; qualsiasi cosa ne uscirà mi andrà bene”. 

Zimmer così fece e chiamò Nolan per fargli sentire cosa avesse composto, ciò che lui chiamò “una lettera d’amore per il figlio” che diventò il tema principale della colonna sonora del film. Il regista infatti, in più interviste, ha dichiarato che il suo film parla del rapporto fra padre e figlio, parla di un amore che trascende tempo e spazio.

Tornando però a noi, rispetto all’adolescenza, cosa c’entra Interstellar?

Forse il film vuole suggerirci che la distanza che c’è fra il pianeta sperduto in cui si trova il padre e quello dove sono rimasti i figli è come quella che si crea durante la crescita e che alla fine può essere colmata con gli affetti che consentono di andare oltre le mura di una cameretta, oltre un computer o un cellulare.

Quel padre è lontano anni luce, vede i figli sporadicamente tramite un video e per un momento vacilla, li vede lontani e pensa di averli perduti.

Durante quel periodo di distacco, tra desiderio e nostalgia, arriva a sentire che il suo amore può andare oltre quelle migliaia di anni luce: recupera il ricordo del rapporto con i figli e riesce a trovare un modo nuovo per comunicare con loro. Solo allora i figli cominciano a recepire e partecipare di questo affetto. Non è facile questo percorso, pieno di difficoltà, lotte e conquiste, ma il risultato è proprio la salvezza dell’umanità, probabilmente della loro umanità. 

Come si fa quindi ad approdare nel pianeta di questi adolescenti?

Ricordandoci del pianeta su cui siamo saliti noi durante la nostra adolescenza, in cui sicuramente avevamo l’appoggio di un’immancabile comitiva, nostro rifugio e possibilità di crescita. Oggi la comitiva è anche nei cellulari, in cui tutti gli amici sono connessi 24 ore su 24 e nel pianeta dell’adolescente odierno è impensabile staccarsi un attimo. Dovremmo quindi insegnargli che quegli amici non spariscono quando si spegne il cellulare, che le persone possono starsi accanto pur non sentendosi o non stando fisicamente insieme. Dovremmo insegnare a quest’adolescente ciò che è il messaggio di Interstellar, che parla di affetti che rompono le leggi della fisica e arrivano diretti, senza bisogno di essere spiegati.

Questo è ciò che chiede un adolescente, anche se col suo linguaggio poco comprensibile, lo chiede ogni giorno e per rispondergli dobbiamo ricordarci bene che adolescenti eravamo ieri, che adulti siamo oggi e cosa vuole comunicare nostro  figlio, un essere umano diverso da noi.

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