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Bruno Madonna

Osteopata

Psicologo

 

Irene Calzoli

Sono osteopata e psicologo. Il mio percorso formativo è lungo e variegato. Sin dagli anni del liceo ero incuriosito dal mondo della psicologia: mi piaceva ascoltare le persone e parlare con loro. Studiando la biologia mi sono appassionato anche ai meccanismi interni e al funzionamento del corpo, senza perdere però l’interesse per i rapporti umani.

Negli anni in cui ho conseguito il diploma di maturità, in Italia si stava affermando sempre di più l’osteopatia. Una disciplina di terapia manuale in ambito riabilitativo che tiene conto del paziente tanto dal punto di vista corporeo quanto dal punto di vista psichico. Ho conseguito così il diploma in osteopatia presso il C.E.R.D.O. (Centre pour l’Etude, la Recherche et la Diffusion Ostéopathiques) di Roma. Durante il tirocinio, svolto presso importanti ospedali e strutture riabilitative (Ospedale Fatebenefratelli, Centro di riabilitazione neuromotoria Vaclav Vojta, Fondazione Santa Lucia), ho potuto osservare patologie che non avrei mai avuto modo di vedere dal vivo e che altrimenti sarebbero rimaste solo mere conoscenze teoriche. E non solo, ho visto come professionisti esperti del settore riabilitavano pazienti con gravi patologie neurologiche e vascolari. E ancora, ho avuto la possibilità di assistere a interventi chirurgici di ortopedia e medicina interna. Questa lunga esperienza è stata di fondamentale importanza per sperimentare che la sintomatologia espressa rappresenta solo la punta dell’iceberg della sofferenza fisica e psichica e che, se non compresa attraverso un’anamnesi accurata, vanifica la cura.

Tutto questo, però, non mi bastava ancora. Quando ho cominciato a vedere i primi pazienti, dopo i trattamenti, mi sentivo stanco, confuso e senza una chiara direzione da seguire. Ho iniziato allora un percorso di terapia psicodinamica con il Dott. Carlo Lazzerotti per trovare la parte mancante: il mondo affettivo e come esso agisce nel malessere e nel benessere.

Giorno dopo giorno mi rendevo conto che, per avere una visione globale del paziente, era fondamentale approfondire le connessioni mente-corpo. Come osteopata non mi bastava più focalizzarmi sui collegamenti anatomo-fisiologici tra le articolazioni o tra gli organi, volevo approcciarmi alla persona in modo globale e integrato. Il corpo, infatti, visto come veicolo del mondo affettivo, esprime ciò che la psiche non riesce a elaborare, facendosi portavoce di malesseri che necessitano di risposte accurate ed esaustive.

Per questo motivo ho deciso di ampliare la mia formazione intraprendendo un corso in rieducazione posturale (metodo Mézières) della durata di sei mesi presso il JMC Formations. La rieducazione posturale Mézières è un approccio che basa il suo lavoro sull’allungamento del sistema mio-fasciale – in particolare della catena muscolare posteriore – attraverso il mantenimento di posizioni specifiche associate alla respirazione diaframmatica. Prima di applicare questo metodo ho deciso di essere io il paziente verificando in prima persona la complessità e la difficoltà che richiede tanto riceverlo quanto eseguirlo. La terapia Mézières viene paragonata a una psicoterapia corporea perché è in grado di far emergere blocchi muscolari, anche antichi, che in taluni casi impediscono l’esecuzione di tecniche proprie del trattamento osteopatico. Poiché tali blocchi sono impressi nella memoria corporea, non comprenderli e trattarli direttamente conduce inevitabilmente alla cura del sintomo e non della sua causa, aggravando così la sintomatologia. La cura della causa anziché del sintomo, anche da un punto di vista corporeo, necessita di una buona energia del terapista perché il paziente smuove un dolore, fisico e psichico insieme, che è difficile e faticoso da sopportare anche per il terapista stesso. Ho sentito così la necessità di approfondire le mie conoscenze anche in campo psichico, mi sono iscritto alla facoltà di psicologia e ho conseguito la laurea e l’abilitazione.

Durante gli studi psicologici, ho affiancato al lavoro di osteopata quello di OEPAC (Operatore Educativo per l’Autonomia e la Comunicazione) in una scuola dell’infanzia di Roma. Ho seguito bambini con diagnosi di autismo e di disturbo da comportamento ipercinetico e oppositivo, con l’obiettivo di facilitare l’integrazione scolastica nell’ambito delle attività formativo-didattiche, dell’autonomia personale e della socializzazione, prendendomi cura – in team con le altre figure educative e assistenziali – degli aspetti legati all’apprendimento. Questa esperienza mi ha permesso di toccare con mano, direttamente sul campo e non solo sui libri di testo, quanto il disagio psicologico possa emergere fin dai primi anni di vita, soprattutto quando il bambino incontra adulti che non rispondono adeguatamente al suo mondo affettivo.

Nello stesso periodo ho partecipato, insieme al team di Soave Sia Il Vento, alla progettazione e all’erogazione del corso “Questione di Pancia o di Testa?”  (oggi alla sua sesta edizione) e successivamente alla scrittura dell’omonimo testo scientifico-divulgativo. Nel libro ho curato la lettura osteopatica dei casi clinici trattati in ogni capitolo e ho avvalorato l’importanza del lavoro in team.

Nonostante i titoli, c’era ancora un vuoto da colmare. La svolta è arrivata quando ho integrato la mia psicoterapia con gli studi osteopatici e psicologici: curare l’altro è prima prendersi cura di se stessi.

Con questa preparazione e con questa consapevolezza, oggi porto avanti con soddisfazione la mia professione. Un impegno quotidiano per cercare ogni giorno, in me e nel paziente, l’integrazione corpo-mente-affetti.