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Elisa Spelta

Biologa Nutrizionista

Cecilia Biava Soave Sia il Vento direttrice

Sono una biologa nutrizionista e il mio interesse per la conoscenza dell’essere umano ha origini lontane.

Sono sempre stata una bambina molto curiosa e, con il passare degli anni, questa curiosità si è trasformata nel desiderio di comprendere ciò che si nasconde all’interno delle cose. Da piccola mi divertivo a giocare con il microscopio: desideravo osservare le cellule della mia pelle ed ero convinta di poterlo fare mettendo sotto l’obiettivo la pelle che si staccava dopo una scottatura estiva.

Dopo il liceo scientifico non ho avuto alcuna esitazione nella scelta universitaria: mi sono iscritta alla facoltà di Biotecnologie e ho poi proseguito con la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche, Molecolari e Cellulari. Ho vissuto gli anni universitari con grande passione, spinta dal desiderio di comprendere il funzionamento dell’essere umano e affascinata dalla complessità della cellula e delle sue vie molecolari.

Con il passare del tempo si è fatto spazio dentro di me un grande sogno: diventare ricercatrice. Questo mi ha portata a intraprendere il Dottorato di Ricerca, convinta che quella fosse la strada che avrei percorso per tutta la vita.

Dopo qualche tempo dall’inizio del dottorato ho scoperto di avere la tiroidite di Hashimoto e, quasi contemporaneamente, sono comparse alcune problematiche dermatologiche. Ricordo che la dermatologa che mi seguiva mi chiese se stessi attraversando un periodo difficile, se avessi vissuto un lutto o qualche cambiamento importante nella mia vita. Le risposi che andava tutto bene, perché era davvero ciò che pensavo in quel momento.

Col tempo ho compreso che il mio corpo stava cercando di comunicare qualcosa che allora non ero in grado di ascoltare. Mi sono affidata alle terapie farmacologiche prescritte e ho continuato il mio percorso senza interrogarmi oltre.

Durante l’ultimo anno di dottorato, però, qualcosa cambiò. La passione che mi aveva accompagnata fino a quel momento iniziò ad affievolirsi e mi sentivo sempre più smarrita. Non riuscivo a comprendere cosa stesse accadendo.

Lavoravo in un laboratorio impegnato in progetti sostenuti da Telethon dedicati a patologie genetiche molto severe, ma nonostante l’importanza di quel lavoro non mi sentivo pienamente soddisfatta.

Quella crisi si rivelò fondamentale. Mi permise di comprendere che ciò che mi mancava era il contatto diretto con l’essere umano, la possibilità di costruire una relazione di aiuto concreta e quotidiana.

Terminato il dottorato, mi sono presa del tempo per riflettere e ho capito di voler approfondire un’altra mia grande passione: la nutrizione.

Ho iniziato a studiare Dietetica e Nutrizione Umana, prima attraverso un corso privato e successivamente frequentando un Master universitario con tirocinio pratico presso il Policlinico Gemelli di Roma.

Dopo l’abilitazione ho intrapreso la libera professione. Nel lavoro con i primi pazienti, però, mi sono resa conto che qualcosa continuava a sfuggirmi. Mi sembrava di non comprendere davvero le loro necessità. Tornavo a casa stanca, spesso sopraffatta dalle storie che ascoltavo durante la giornata, con la sensazione di perdermi un pezzo importante.

Così ho continuato a fare ciò che avevo sempre saputo fare bene: studiare.

Ho seguito corsi di aggiornamento, congressi, percorsi formativi e tirocini clinici. Ho approfondito le tematiche che in quegli anni stavano emergendo, come l’autoimmunità, le allergie e le problematiche intestinali. Eppure, nonostante l’impegno e la formazione continua, sentivo di non trovare risposte davvero soddisfacenti per aiutare alcuni pazienti che si affidavano a me.

Solo successivamente ho compreso che non stavo cercando risposte soltanto per i miei pazienti, ma anche per me stessa.

Grazie a delle colleghe ho conosciuto la scuola di formazione Soave Sia il Vento, dove ho potuto studiare e approfondire le dinamiche affettive ed emotive legate al cibo. Ho incontrato un approccio integrato, capace di osservare l’essere umano nella sua interezza e non attraverso singole parti separate.

Comprendere il significato che il cibo può assumere nella storia di ciascuno ha trasformato il mio modo di lavorare. Ho iniziato a osservare le persone oltre i sintomi, oltre gli esami e oltre il piano alimentare. Questo non ha significato abbandonare la scienza, ma integrarla con uno sguardo più ampio, capace di considerare anche la storia, le relazioni, le emozioni e il contesto di vita di ciascuno.

Parallelamente ho intrapreso un percorso personale di psicoterapia, che mi ha aiutata ad affrontare le mie difficoltà e a sviluppare una capacità di ascolto sempre più autentica.

Oggi considero fondamentale il lavoro in équipe e la possibilità di confrontarmi con professionisti provenienti da discipline diverse. Psicologi, psicoterapeuti, medici, fisioterapisti e osteopati rappresentano per me una risorsa preziosa per offrire uno sguardo più ampio e completo sulla persona.

È proprio insieme a questo team che, da cinque anni, portiamo avanti il corso di formazione per professionisti sanitari “Questione di pancia o di testa?”.

Nell’ottobre 2025 è stato pubblicato il nostro primo libro, frutto di un lungo percorso condiviso. All’interno del volume mi sono occupata, insieme alle altre nutrizioniste dell’équipe, delle letture nutrizionali dei casi clinici: un modo concreto per mostrare come la conoscenza scientifica e l’esperienza umana possano dialogare tra loro, permettendoci di guardare alla persona nella sua complessità senza fermarci al solo sintomo.