fbpx

Isabella Petrone

Fisioterapista

Cecilia Biava Soave Sia il Vento direttrice

Fin dagli studi classici mi sono interessata alla storia dell’essere umano, alla sua profondità e alle sue diverse forme di espressione nell’arte, nella letteratura e nella filosofia. Lo stesso interesse lo ritrovavo nelle parole di mio padre, medico appassionato del proprio lavoro e dei propri pazienti, che fin da bambina mi ha trasmesso la dedizione per la cura dell’essere umano. In quegli anni, attraverso un importante rapporto di amicizia, ho cominciato a praticare la pallacanestro e ho maturato sempre più la passione per il gioco di squadra e l’interesse per il movimento corporeo. Durante una partita mi sono infortunata e ho riportato una frattura del condilo mandibolare. Questa esperienza dolorosa, non solo fisicamente ma anche psichicamente, mi ha portato a entrare in contatto con la patologia, ad affrontare la perdita della funzionalità motoria e a sperimentare da paziente il percorso di cura. Queste esperienze di vita e i rapporti incontrati sulla mia strada hanno avuto un valore determinante nella scelta universitaria: mi sono iscritta così alla facoltà di fisioterapia, che ha  rappresentato per me l’unione perfetta tra il mio interesse per l’essere umano e la sua possibilità di cura.

Conseguiti gli studi universitari, ho iniziato a lavorare nei principali ambiti della riabilitazione — ortopedia, neurologia e reumatologia — presso il Centro Don Orione di Roma, seguendo pazienti di ogni età, dalla neonatologia alla geriatria. Durante questi anni molte esperienze formative hanno accompagnato la mia crescita professionale come le Facilitazioni Neuromuscolari Propriocettive (Kabat), la ginnastica posturale (Souchard), il metodo Feldenkrais, il linfodrenaggio (Vodder) e la manipolazione miofasciale (Bienfait),percorsi di studio che, insieme alla pratica clinica, hanno consolidato le mie competenze manuali e tecniche e, al contempo, mi hanno permesso di comprendere sempre più approfonditamente come il trattamento fisioterapico, pur orientato al recupero della funzione lesa, è integrato al mondo affettivo del paziente e non può limitarsi alla sola dimensione fisica.

L’amore per l’uomo della mia vita, oggi mio marito e padre delle nostre figlie, mi ha portata a seguirlo negli Stati Uniti. Presso la John Hopkins University e l’Istituto Kennedy di Baltimora ho frequentato tutti i reparti di riabilitazione e approfondito il modello di medicina basata sulle evidenze (EBM). Questo approccio settoriale, che metteva al centro il sintomo e non il paziente nella sua interezza, mi ha portato a conoscere tecniche all’avanguardia e a collaborare con professionisti ultra specializzati. Tuttavia sentivo che il paziente non era visto nella sua globalità e che l’aspetto psicologico non era sufficientemente valorizzato. 

Questa importante “immersione” nella moderna medicina occidentale ha suscitato in me il desiderio di guardare altrove per studiare e integrare alle mie conoscenze acquisite, una modalità completamente diversa di approcciarsi alla cura e al rapporto con il paziente.

Nel seguire questo desiderio mi sono così avvicinata allo studio delle medicine orientali e alle loro pratiche millenarie: l’Ayurveda, la Medicina Tradizionale Cinese, lo Yoga, il Qi Gong e lo Shiatsu, che mettono al centro il libero fluire dell’energia vitale e l’unità inscindibile tra corpo, mente e spirito. Lo studio delle medicine orientali mi ha insegnato a non separare mai la parte dal tutto e ad approcciarmi alla cura considerando l’essere umano nella sua globalità.

Questo approccio integrato mi ha permesso di notare che la cura non dipende solo dalla tecnica corporea ma anche dal rapporto instaurato con il paziente, fondamentale per permettere alle energie vitali di fluire e quindi aumentare il suo benessere.

L’approccio umano alla cura, che mio padre mi aveva insegnato e trasmesso, piano piano cambiava e si arricchiva di un mio percorso e di una mia ricerca.

Centrale in questa ricerca è la passione per lo Yoga che mi ha permesso di vivere in prima persona il lavoro sul movimento, sulla postura, sul respiro e sulla percezione corporea; mi ha aiutato a comprendere le difficoltà, i tempi e le risorse che il processo riabilitativo richiede; mi ha insegnato che ogni intervento passa prima di tutto dall’ascolto, dalla consapevolezza e dalla capacità di entrare in relazione con il paziente.

Nel corso degli anni ho seguito centinaia di pazienti e allievi — neonati, bambini, giovani, adulti e anziani, con o senza patologie — maturando la convinzione che aiutare una persona a percepire il proprio corpo, la modalità di respirare, lo stato viscerale, l’equilibrio e l’armonia del movimento significhi renderla più consapevole e responsabile nel mantenere o ritrovare la  salute.

Determinante per la mia crescita personale e professionale è stato il percorso di terapia psicodinamica che mi ha permesso di essere più centrata e incisiva nel mio lavoro e di raggiungere una vera soddisfazione nel rapporto con il paziente.

Il percorso di crescita personale maturato attraverso anni di psicoterapia con il dottor Lazzerotti ha permeato e arricchito tutta la mia vita; la formazione fisioterapica si è integrata con lo Yoga e le medicine orientali permettendomi di realizzare un approccio alla cura che mette al centro l’inscindibilità tra corpo, psiche e dimensione affettiva, come alla nascita.

La mia esperienza umana e professionale è cresciuta e ha trovato la possibilità di esprimersi  pienamente nella collaborazione con la scuola “Soave sia il vento” dove oltre a svolgere la mia professione, lavoro alla progettazione ed erogazione di corsi di formazione rivolti ai professionisti sanitari .

Ho partecipato come docente al corso “Il rapporto fisioterapista-paziente”, tenuto per due anni presso l’Università del Buon Consiglio di Tirana, e ai corsi “Il rapporto – La cura” e “P.A.R.O.L.E”, rivolti ai professionisti sanitari e svolti presso la Clinica Guarnieri di Roma.

Da anni collaboro con colleghi di diversa formazione medici, psicologi, nutrizionisti e osteopati alla progettazione del corso “Questione di pancia o di testa?”, oggi alla sua sesta edizione, dove sempre più approfonditamente e minuziosamente si dà importanza all’integrazione mente-corpo; le letture fisioterapiche e tutti gli studi fatti mi permettono di dare un enorme contributo al dialogo con le altre figure professionali e, quindi, alla cura del paziente. L’esperienza del confronto e del lavoro condiviso ha generato riflessioni e dialoghi sui casi clinici che sono poi confluiti nella stesura del testo omonimo, pubblicato nel 2025. Nel libro ho curato le letture fisioterapiche, contribuendo a portare la voce del corpo all’interno del dialogo con le altre discipline. “Questione di pancia o di testa?” è il frutto di un lungo percorso  maturato nel tempo e condiviso con i colleghi che ha richiesto studio, impegno, ascolto e capacità di mettersi in discussione, un testo che racchiude formazione scientifica, esperienza clinica e lavoro in team, dove tutti i professionisti, provenienti da percorsi di diversa formazione, si mettono continuamente in discussione e ritrovano un proprio benessere per permettere al paziente di recuperare il proprio.