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Stefania Russo

Psicologa e Psicoterapeuta
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Sono Stefania Russo, psicologa-psicoterapeuta presso Soave Sia il Vento e insegnante di scuola superiore in una scuola pubblica.

Sono nata e cresciuta in un paese della Puglia e, sin da ragazza, ho sempre avuto un temperamento aperto ed incline ai rapporti.

I miei interessi si rivolsero sin da subito sulle materie umanistiche ma si scontrarono presto con il “buon senso” di chi mi incoraggiava a fare scelte più concrete e con il senso pratico dei miei genitori e così, poco convinta ma comunque persuasa, prevalse la scelta di intraprendere studi tecnici e poi il corso di studi in Economia e Commercio. Contemporaneamente frequentavo, come praticante, uno studio di dottori commercialisti che mi avrebbe permesso, due anni dopo, di conseguire l’abilitazione come dottore commercialista. Tutto sembrava procedere come da programma, ma un giorno mi sono imbattuta nell’offerta lavorativa di un’azienda che si occupava di esami universitari e cercava una responsabile didattica per i suoi uffici, opportunità che mi ha portato subito a trasferirmi a Roma. All’età di trent’anni, quindi, mi sono ritrovata da un giorno all’altro a cambiare completamente la mia vita, a lasciare la mia famiglia e tutti i miei rapporti. Questa scelta si sarebbe presto rivelata determinante anche per la mia vita privata e affettiva, dal momento che i due colloqui che avevo sostenuto per ottenere la posizione lavorativa erano stati svolti da quello che poi sarebbe diventato mio marito.

La separazione dalla mia famiglia e dagli amici però non è stata semplice; non mi ero mai allontanata dal mio paese e dopo qualche mese dal trasferimento a Roma è sopraggiunto uno stato di malessere e di tristezza che mi ha portato a iniziare un percorso di psicoterapia, presso Soave Sia il Vento, con il dott. Carlo Lazzerotti, medico, psicologo medico e psicoterapeuta, che continua ancora oggi.

Attraverso la terapia ho aperto la mia crisi personale, sono arrivata a comprendere che il “buon senso” che aveva caratterizzato gran parte della prima stagione della mia vita aveva letteralmente soffocato le mie reali inclinazioni e i miei desideri, rendendomi arrabbiata e dipendente; incolpavo chi mi aveva indotta a fare scelte sbagliate imponendomi le proprie convinzioni, senza rendermi conto che questo pensiero mi teneva bloccata ad un passato di delusioni. Nel tempo ho compreso le motivazioni dei miei genitori ma soprattutto ho preso su di me le responsabilità delle scelte che avevo fatto e che in realtà avevano permesso alla ragazza di 14 anni di diventare la donna che ero in quel momento.

Parallelamente alla mia crescita personale sono arrivate le soddisfazioni professionali. Nel giro di pochi anni l’azienda presso cui lavoravo a Roma si è trasformata in un’università in cui ho lavorato per altri dieci anni, arrivando a ricoprire il ruolo di direttore amministrativo. Nel frattempo mi sono sposata e sono nate le mie due figlie.

Mentre il mio percorso di terapia proseguiva, e con esso il recupero della mia storia, ho gradualmente riabilitato il ricordo di quella ragazza che si interessava ai rapporti e alla storia antica e che per tanto tempo avevo vissuto persa. Ho maturato e realizzato il desiderio di diventare professoressa e tuttora insegno nelle scuole superiori. La scuola in cui ho iniziato a lavorare, che è la stessa ancora oggi, è un istituto tecnico in cui l’utenza è rappresentata da ragazzi che spesso si iscrivono per non “vivere la strada”.

Sin da subito mi sono resa conto che i miei studenti somigliavano molto alla ragazzina che io ero stata; mi chiedevano di essere riconosciuti nel loro desiderio di crescere ma anche nella paura di non essere in grado di farlo. Ho compreso che il ragazzo che non studia non sta esprimendo semplicemente il suo carattere indolente e pigro, come tanti dei miei colleghi pensavano, ma sta chiedendo agli adulti di aiutarlo a diventare grande e a tirare fuori le sue qualità.

Si può dire che in questo scenario sia nato il desiderio di diventare psicologa e poi psicoterapeuta. Sembrava una scelta azzardata: la scuola, la mia famiglia, i miei genitori lontani che stavano diventando anziani, eppure sono riuscita a trovare il tempo per studiare. Mano mano che i miei studi proseguivano e, parallelamente, l’elaborazione della mia storia personale in terapia, comprendevo sempre di più il senso delle difficoltà che mi portavano i miei studenti.

Spesso la difficoltà passava attraverso il corpo: la loro eccessiva magrezza o il sovrappeso raccontavano di una difficoltà interna a cui, attraverso la mia crescita personale, ho cominciato a dare un senso.

Da queste premesse, e dopo anni di collaborazione con Soave Sia il Vento, prendendo parte alla progettazione di corsi per insegnanti, è nato il desiderio di approfondire il legame esistente tra corpo, mente e affetti e di collaborare alla progettazione ed erogazione del corso “Questione di pancia o di testa? Epigenetica, psicosomatica, psicodinamica: prospettive e strumenti diversificati in un team multidisciplinare per comprendere e curare l’essere umano nella sua complessità” rivolto ai professionisti sanitari e ora diventato anche un libro curato dalla dott.ssa Cecilia Biava e la dott.ssa Federica Piccolino, con la direzione scientifica del dott. Carlo Lazzerotti.

Con i miei colleghi condivido lo stesso impegno di integrazione tra crescita personale e professionale. Ancora oggi la mia è una formazione continua che include uno studio costante della Teoria della Nascita di Massimo Fagioli, la terapia personale settimanale e la supervisione, oltre alla partecipazione a incontri dedicati all’interpretazione dei sogni e ad un corso per psicologi e psicoterapeuti “Essere psicologo”, tutte attività condotte dal direttore della scuola, il dott. Carlo Lazzerotti, con lo scopo di mettere al centro la figura dello psicologo e il suo mondo affettivo: solo in questo modo, diventa possibile curare il paziente.

Se ripenso al mio percorso, a quella giovane donna che a trent’anni ha lasciato tutto quello che aveva costruito nel suo paese per qualcosa di nuovo e sconosciuto, oggi posso dire di aver intuito una strada che mi avrebbe portato a recuperare i miei desideri e le mie possibilità di crescita: un rapporto valido di terapia che oggi mi consente di insegnare, aiutare i miei pazienti a recuperare la loro storia e, non da ultimo, essere madre e moglie.