Iol
Iole Tammaro
Mi chiamo Iole Tammaro e da quasi trenta anni sono una esperta di studi legislativi presso un gruppo parlamentare della Camera dei deputati e da cinque anni sono una psicologa psicoterapeuta presso Soave Sia il Vento.
Contrariamente a quello che potrebbe sembrare c’era una parte di quello che sarei diventata dopo sin dalle mie prime esperienze di vita.
Sono nata in un paese dell’Abruzzo e di me si diceva che ero una bambina testarda, ma io aggiungerei anche appassionata e molto sensibile alla qualità dei rapporti che vivevo. Facevo molte domande ma non capitava spesso che fossi soddisfatta delle risposte che ricevevo dagli adulti intorno a me. Era frequente che nel gruppo delle amiche fossi quella che ascoltava tanto ed elargiva consigli e a questo si unì presto una grande passione per la lettura che mi fece guadagnare tra le amiche il titolo di “poetica”. Credo che con questa definizione volessero intendere una mia tendenza ad essere poco concreta e a cogliere gli aspetti più sentimentali della realtà. Oggi riconosco nella ragazzina “poetica” l’interesse per le dimensioni affettive degli esseri umani e le radici di quello che, molto tempo dopo, avrei realizzato nella mia professione di psicoterapeuta.
Posso dire di ricordare con grande affetto la mia professoressa di italiano alle medie che sosteneva la mia passione per la lettura, e con la quale avevo instaurato un rapporto che andava oltre l’orario scolastico. Era bellissimo ascoltarla mentre leggeva i testi narrativi che aveva scelto per noi, che parlavano di conflitti, di dolore, di amicizie, di amore, di rapporti. Mi sentivo finalmente compresa e corrisposta. Quei libri in qualche modo parlavano di me e la mia professoressa sembrava saperlo. Come ogni ragazzina non me l’ero passata sempre bene: la nascita di in fratello e l’affidamento a mia nonna per aiutare mia madre mi avevano comportato una serie di difficoltà che solo tanto tempo dopo, nel mio percorso di psicoterapia, avrei compreso appieno.
In quel momento feci l’unica cosa che mi sembrava sensata per guadagnare punti sul mio rivale: interpretai il ruolo della “studiosa modello” che dava tante soddisfazioni ai suoi genitori e che “poteva intraprendere qualsiasi direzione di studi”.
Gli anni del liceo e dell’adolescenza sono stati momenti difficili in cui non mi bastava più essere la brava ragazza e sono diventata quella ribelle. Ero piena del desiderio di cercare la mia strada e le mie risposte e, per questo, dopo il diploma ho proseguito gli studi alla Facoltà di Lettere all’Università La Sapienza di Roma. Il passaggio dal paese alla città non è stato indolore e ricordo che ogni fine settimana, quando la domenica dovevo riprendere l’autobus che mi avrebbe riportato in città, vivevo quella separazione con un profondo senso di perdita. Speravo che l’autobus si rompesse per essere costretta a tornare indietro.
All’università mi sono appassionata alla storia dell’arte. Mi sono occupata di ricerca, ho scritto per riviste d’arte e ho incontrato direttamente gli artisti. Oggi posso dire che quelli furono anni in cui mi dibattevo tra il tentativo di recuperare la mia poesia dimenticata e la gabbia delle teorie e dei concetti astratti.
Dopo la laurea avevo una certezza: non volevo tornare nel mio paese. Con determinazione mi misi alla ricerca di un lavoro che mi permettesse di mantenermi e di costruire la mia vita a Roma. Ancora una volta fu la curiosità ad aprirmi una strada inaspettata. Risposi a un annuncio che cercava volontari per una campagna referendaria, senza immaginare che quella scelta avrebbe segnato profondamente il mio percorso professionale.
Dopo un breve periodo di volontariato fui chiamata a lavorare presso un gruppo parlamentare della Camera dei deputati. Inizialmente mi occupai di comunicazione come addetta stampa, ma ben presto compresi che desideravo andare oltre il racconto della politica, contribuendo direttamente alla costruzione delle decisioni. Intrapresi così un ulteriore percorso di studi che mi portò a diventare esperta di studi legislativi.
In quel lavoro, inizialmente, mi sembrava di aver trovato il mio posto d’elezione. Studiare le norme, contribuire alla loro elaborazione e lavorare affinché fossero strumenti capaci di migliorare le condizioni di vita e ridurre le ingiustizie rappresentava per me non solo una professione, ma il naturale proseguimento del mio percorso di crescita.
Tuttavia, quanto questa scelta fosse l’ennesima risposta razionale e performante me lo svelò il tempo: la morte inaspettata di mia madre. Il mio mondo perfetto in cui tutto aveva un senso e un ordine si sgretolò letteralmente, gettando in una profonda crisi la donna che in parte ero diventata e riportandomi indietro alla bambina abbandonata.
Fu proprio in questo momento di dolore e di ricerca che si rivelò decisivo l’incontro con Soave sia il Vento e con la Teoria della Nascita di Massimo Fagioli.
Da quel momento è iniziato un percorso che ha segnato profondamente la mia vita, prima di tutto a livello personale e poi professionale. Ho, prima di ogni altra cosa, intrapreso un percorso di psicoterapia che prosegue ancora oggi, e proprio nella relazione terapeutica ho trovato uno spazio autentico in cui ritrovare me stessa.
Nella mia terapia ho recuperato la mia storia che, separazione dopo separazione, avevo frammentato in episodi scollegati e non coerenti: la bambina ascoltata e ascoltatrice, la ragazza “poetica”, la studentessa che cercava nell’arte una verità che sfuggiva alla sola ragione, la giovane che scriveva per capire cosa si nascondesse dietro ogni opera, l’esperta in studi legislativi. Ho ricordato la bambina che si era sentita abbandonata dalla mamma e sostituita dal fratellino, ho compreso la madre riconoscendo la donna e le sue difficoltà e ho lavorato sulle difese razionali con le quali avevo risposto alle delusioni e agli abbandoni che mi ero vissuta. Soprattutto ho compreso che una storia non ricordata è una storia che ci condanniamo a ripetere proiettando su ogni rapporto attuale i nostri vecchi dolori.
Attraverso il mio percorso di crescita personale e professionale a Soave sia il Vento ho maturato la consapevolezza di voler prendermi cura dell’essere umano nella sua complessità, nella sua verità affettiva e nei suoi passaggi più delicati e trasformativi.
Su queste basi ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia clinica e della riabilitazione e, successivamente, la Specializzazione in Psicoterapia psicodinamica ad orientamento evolutivo.
La formazione clinica, il tirocinio, lo studio e l’incontro con i pazienti hanno dato forma a una ricerca interiore già viva da tempo – la stessa che da ragazza chiamavo, senza saperlo, “poesia” – rafforzando in me la convinzione che il lavoro psicoterapeutico richieda competenza, profondità e un continuo lavoro su di sé.
Per questo partecipo agli incontri di supervisione settimanale di gruppo, ad approfondimenti teorici e metodologici sulla professione di psicologo e a un gruppo dedicato all’interpretazione dei sogni, tutti condotti dal medico psicologo psicoterapeuta prof. Carlo Lazzerotti.
All’interno di questo cammino, la mia partecipazione al team che progetta ed eroga il corso Questione di Pancia o di Testa? rappresenta una sintesi particolarmente significativa, il punto in cui tutti gli avvicinamenti successivi di questa storia trovano finalmente una forma comune.
Mi sento profondamente vicina a questo progetto perché esprime il nucleo più autentico del mio percorso di crescita personale e professionale: l’idea che la persona non possa essere compresa in modo frammentato, ma solo attraverso un sapere capace di tenere insieme corpo, mente, affetti, storia personale e relazioni.
Per me, far parte di questo corso significa dare forma piena a una convinzione maturata nel tempo: che la cura nasce dall’integrazione dei saperi e dalla possibilità di ascoltare la persona sapendo della sua complessità. Il lavoro condiviso con medici, psicoterapeuti, psicologi, biologi nutrizionisti, fisioterapisti e osteopati rende concreta questa visione e permette di costruire uno spazio di pensiero e di pratica clinica in cui il sintomo non viene isolato, ma compreso dentro la trama più ampia della storia, del corpo e del mondo affettivo della persona.
Dall’esperienza del corso è nato anche il progetto editoriale del libro Questione di Pancia o di Testa?, al quale ho collaborato per la parte delle letture psicologiche dei casi clinici presentati nel testo. In questo lavoro ho ritrovato, quasi chiudendo un cerchio, la stessa passione per la scrittura e per la lettura del mondo interiore che avevo già coltivato anni prima all’Università e nelle varie collaborazioni editoriali: allora cercavo, dietro un’opera d’arte, la spinta personale dell’artista; oggi cerco, dietro un caso clinico, la storia affettiva della persona. Questa esperienza ha rappresentato un ulteriore momento di crescita professionale, consentendomi di integrare il sapere scientifico con l’esperienza clinica.
