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Dafne Di Gennaro
Biologa Nutrizionista
Mi chiamo Dafne di Gennaro, ho 29 anni, sono una nutrizionista e nel mio passato di adolescente ho avuto difficoltà con il cibo.
Sono sempre stata una bambina molto curiosa ma notavo che spesso alla mia curiosità si accostavano commenti del tipo: “Sei una bambina molto intelligente!”. Questo aspetto di me sembrava molto importante per tutte le persone intorno a me e così lo diventò anche per me.
Con questo spirito e spinta dalla mia passione per la scrittura ho scelto di frequentare il liceo classico.
Sin dal principio ho iniziato a sentirmi a disagio con il mio corpo e, forte della mia “intelligenza”, ho iniziato a leggere e a studiare come poter cambiare quell’aspetto che vivevo come scomodo e ingombrante. Più leggevo, più studiavo e più perdevo peso, accompagnata dall’illusione di trovare, in futuro, il meccanismo biochimico non ancora scoperto che potesse permettere di perdere peso velocemente e senza fatica a chiunque lo desiderasse.
All’età di 15 anni ho cominciato a soffrire di veri e propri disturbi alimentari e ho cominciato il mio percorso di psicoterapia che ancora prosegue.
Gli anni del liceo sono stati travagliati; io, neanche a dirlo, ero molto brava a scuola, ma ricordo la meraviglia di avere finalmente trovato qualcuno che si complimentava se prendevo voti bassi, si preoccupava se li prendevo alti e che rimaneva per ore ad ascoltarmi o a sentirmi leggere i miei lunghi e articolati temi di scuola.
Ci sono voluti tanti anni prima che potessi fare mio il senso di una frase di Kahlil Gibran che il mio terapeuta aveva nella sua stanza: “nacqui una seconda volta quando la mia anima ed il mio corpo si innamorarono e si sposarono”. Nel corso degli anni ho saputo dare alla mia intelligenza un valore maggiore rispetto alla sola parte razionale e ho capito che la curiosità era anche interesse e desiderio.
In concomitanza al percorso psicologico, che negli anni si è trasformato anche in una terapia di gruppo, ho intrapreso un percorso nutrizionale e, grazie alla loro integrazione, la mia passione per l’alimentazione ha cominciato ad assumere un significato diverso. Non rappresentava più il tentativo di riempire con la ragione i vuoti che sentivo ma la possibilità di ritrovare una bambina curiosa che cercava risposte affettive e non solo materiali. Questo mi ha permesso di pensare di poter aiutare altre persone a “fare pace” con il cibo e con il corpo, così come i professionisti che avevo scelto stavano facendo con me.
Conseguito il diploma superiore, quindi, mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’università Campus Biomedico di Roma e, cinque anni dopo, ho conseguito la laurea magistrale. Durante l’ultimo anno di università ho svolto un tirocinio curricolare presso due strutture residenziali di ricovero per disturbi alimentari: il DAI di Città della Pieve e Palazzo Francisci di Todi.
Non posso nascondere quanto siano state dure queste esperienze, ricordo vivamente di aver toccato con mano il dolore umano e di essermi più volte interrogata su quanto fossi realmente pronta ad aiutare persone con tali difficoltà. A fronte di questa esperienza compresi che, per quanto il mio rapporto con il cibo e con il corpo fosse migliorato, c’era ancora molta strada da fare.
Non appena presa l’abilitazione professionale, infatti, ho iniziato un tirocinio volontario e solo diversi mesi dopo ho cominciato a svolgere la mia professione.
Il tirocinio non mi ha permesso solo di mettere in pratica le conoscenze acquisite negli anni ma anche di confrontarmi con le criticità che mi rimanevano da affrontare prima di poter essere io la professionista.
Avevo studiato per anni, avevo appreso nozioni, regole e protocolli nutrizionali, venivo seguita da tempo da professionisti che continuavano a darmi risposte e a permettermi di crescere, ma per essere una valida professionista non bastava ripetere le parole che mi venivano dette o i protocolli che avevo imparato: dovevo trasformare tutto questo in un mio pensiero, frutto sia delle mie conoscenze sia della comprensione ed elaborazione della mia storia.
All’interno della terapia ho capito che solo un passato compreso ed elaborato può veramente diventare storia, vale a dire qualcosa da cui ci si può separare ma che, ricordato, può rappresentare la base su cui poggiare il nuovo. Così la mia storia è diventata uno strumento fondamentale per comprendere i miei pazienti e non più un ostacolo.
È a questo punto che ho cominciato a partecipare alla progettazione ed erogazione della terza edizione del corso “Questione di Pancia o di Testa? Epigenetica, psicosomatica, psicodinamica: prospettive e strumenti diversificati in un team multidisciplinare per comprendere e curare l’essere umano nella sua complessità”, progetto di cui faccio parte ancora oggi.
Ci sono state tante notti insonni, tante messe in discussione, tanta preoccupazione ma anche tanta passione, entusiasmo e soddisfazione.
Con grande orgoglio negli ultimi anni ho anche perso parte, insieme a tutto il team, alla stesura e pubblicazione del nostro primo libro “Questione di Pancia o di Testa? Epigenetica, psicosomatica, psicodinamica: prospettive e strumenti diversificati in un team multidisciplinare”.
Oggi posso trasmettere ai miei pazienti che il cibo può essere un piacere quando è integrato agli affetti e ai rapporti, che guardarsi allo specchio ogni mattina e piacersi non è un obiettivo irraggiungibile, che è possibile avere un’alimentazione equilibrata senza regole e conteggi. Oggi per me il mio lavoro rappresenta la grande soddisfazione di poter trasmettere questo messaggio così importante a tutte le persone che chiedono il mio aiuto e ancor di più a tutti i colleghi che credono di non poter fare la differenza nella vita dei propri pazienti.
Oggi posso dire veramente: “nacqui una seconda volta quando la mia anima ed il mio corpo si innamorarono e si sposarono”.
