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Moglie e Marito – Il cortocircuito che fa crescere

Moglie e marito, film di Simone Godano, ci racconta la storia di una coppia che, nel momento in cui la conosciamo, non è forse più una coppia.

Lui è Andrea, un medico ricercatore che sta portando avanti da anni uno studio sul cervello per risalire ai pensieri di una persona grazie all’utilizzo di un macchinario apposito, che lui e il suo fedele amico e compagno di studi Michele chiamano Charlie.

Lei è Sofia, una donna che sta portando avanti la sua carriera all’interno di una redazione televisiva e che, nel momento in cui inizia la storia, sta per diventare conduttrice di una rubrica tutta sua, anche se alcune colleghe invidiose non la credono in grado di ricoprire questo incarico.

La scena iniziale del film vede i due protagonisti ad un colloquio con una psicologa, che li invita ad entrare nei panni dell’altro e a vedere le cose da una prospettiva diversa. Prosegue la giornata e i due si ritrovano a cena con Michele. È un momento in cui emerge un po’ di tensione e i due decidono di tornare a casa. Qui – dopo aver congedato la baby sitter dei loro due figli – inizia una lite importante, in cui Sofia arriva alla conclusione che è  il caso di chiedere il divorzio.

Prima di andare a dormire Andrea chiede a sua moglie di aiutarlo con un esperimento che stava portando avanti   sul macchinario Charlie, che aveva portato a casa di nascosto. Moglie e marito si ritrovano con degli elettrodi sulle tempie, collegati a questo strano apparecchio con cui Andrea traffica. Ad un certo punto, quando  Sofia è stanca e vuole andare a dormire, avviene un cortocircuito. È tutto buio.

Quando torna la luce, i due, increduli e shockati, si rendono conto di essere l’uno nel corpo dell’altra.

Qui cambia tutto.

Dopo un primo momento di smarrimento, i due capiscono che si trovano a vivere nel corpo dell’altro. Sofia si rende conto che quel giorno ha la sua prima diretta e cerca di istruire Andrea sulle cose da dire e da fare. Andrea, dal canto suo, raccomanda a Sofia di riportare Charlie al proprio posto e di fidarsi solo di Michele. Che Sofia non ha mai visto di buon occhio.

Comincia così la vita di moglie e marito nel corpo dell’altro. Giorno dopo giorno i due entrano sempre un po’ di più nel mondo dell’altro, ne scoprono una parte che prima non vedevano. Non mancano neanche i malintesi. Come ad esempio la gelosia che Sofia prova nei confronti della baby sitter a causa delle avances fatte dal marito, avances di cui in realtà era stata lei l’artefice mentre era nel corpo di Andrea.

Andrea, nel programma televisivo di sua moglie, non rispetta la programmazione ed esprime pareri in contrasto con la linea editoriale della trasmissione. Inoltre è sempre scomposto e disordinato perché non è abituato a portare i tacchi ed i vestiti corti.

I due, con il passare dei giorni, iniziano anche a vedere i ricordi tristi reciprocamente l’uno dell’altro e si rendono conto di quanto siano stati manchevoli in passato. Andrea vede quando Sofia aveva prenotato una vacanza romantica per loro due e ricorda la sua indifferenza, perché era troppo preso dal suo Charlie. Sofia vede i momenti in cui ha sottovalutato l’importanza che la ricerca aveva per suo marito e tutte quelle volte in cui lui, entusiasta, era andato da lei per comunicarle qualcosa di nuovo e lei non gli aveva dato attenzione.

La vita procede in maniera faticosa, ma piano piano i due iniziano a trovare un equilibrio. Si palesa il fatto che in casa ci siano delle difficoltà quando i due vengono convocati a scuola dalla maestra di loro figlio, che crede di essere stato il responsabile degli atteggiamenti buffi dei suoi genitori. Dopo quel colloquio vediamo un momento di condivisione familiare molto bello, in cui i 4 si divertono tutti insieme senza pensare troppo a chi deve fare cosa: non importa se la mamma sembra essere più brava a giocare a calcio del papà, perché in quel momento stanno bene tutti.

In una scena tanto bizzarra  quanto significativa, i due riescono finalmente anche a fare l’amore. Se all’inizio c’è un po’ di titubanza, perché ad entrambi sembra di baciare se stesso, poi sarà una scoperta sempre più bella. I due si divertiranno, e non importerà più chi è nel corpo di chi, non importerà più chi è Andrea e chi è Sofia, chi è la moglie e chi è il marito, perché insieme, loro due, due esseri umani che si amano e condividono realtà profonde, sono un’altra cosa.

La mattina dopo aver fatto l’amore però, ad Andrea nel corpo di Sofia appare un ricordo in cui la moglie si era recata da un avvocato per parlare di divorzio ancor prima che ne avessero discusso fra loro. Questo ferisce profondamente Andrea, che decide di andare via di casa e recarsi da Michele. Sofia è molto dispiaciuta e cerca di recuperare, perché quei ricordi appartengono ad un momento in cui le cose non andavano bene fra di loro, in cui lei si era persa tante cose del marito, come anche lui.

Nel frattempo però, dobbiamo dire che Sofia si era fidata della persona sbagliata a lavoro, dell’unica persona da cui suo marito le aveva detto di stare alla larga. Lei non ha dato ascolto a suo marito, cieca di fronte ai suoi avvertimenti, ed ha messo in serio pericolo la ricerca di Andrea e Michele. Questa cecità è la stessa di tutti noi quando, presi dalle nostre convinzioni, non ci fidiamo di chi ci ama e scambiamo per vero ciò che non lo è.

Sofia torna da Andrea cercando di rimediare. I due si confrontano, parlano, e comprendono quanto non avevano visto l’uno dell’altra prima di quei giorni così particolari. C’è anche una svolta all’interno dello studio, in quanto grazie ad un’intuizione di Sofia, Andrea comprende che non si erano scambiati di persona, ma le loro memorie si erano sovrapposte. Erano sempre loro.

Emblematica è infatti la frase in cui Sofia dice “Ma allora non sei arrabbiato con me sei arrabbiato con te?”

Questo è il modo in cui possiamo sentirci tutti quando litighiamo con qualcuno. In realtà spesso siamo arrabbiati con l’altro perché non vediamo tante cose, non le comprendiamo. Non comprendiamo che in realtà siamo noi che ci facciamo davvero arrabbiare.

Dopo una notte trascorsa a studiare per la ricerca, Sofia, nei panni di Andrea, si reca in ospedale con Michele per cercare di salvare il lavoro del marito, e lo stesso farà Andrea.

Qui vediamo la svolta della storia. I due non approcciano più alla vita dell’altro come se non fosse la propria, come se non gli interessasse. Non fanno le cose tanto per arrivare a fine giornata, ma investono di interesse la realtà che li circonda, mettono loro stessi all’interno di quello che stanno facendo. Sono davvero Andrea e Sofia, ma in un altro corpo. Ed è così che Andrea farà un bellissimo discorso durante la trasmissione di Sofia guadagnando approvazione, ed è così che Sofia salverà la ricerca del marito, perché l’aveva studiata e compresa, perché ci teneva, perché sapeva che quella ricerca era partita da un desiderio. Ovvero quello di Andrea di conoscere i ricordi di loro figlio, cosa che le aveva confidato il marito poco prima.

I due sono giunti dunque alla soluzione e possono finalmente tornare nei propri corpi. La cosa importante però, come chiede Sofia prima di sottoporsi al lavoro di Charlie, è non dimenticare quello che è successo.

È fondamentale ricordare, lo è per la nostra vita, per la nostra storia. Quel periodo così particolare della loro vita, ha consentito loro di ritrovarsi, di riscoprire cose del loro rapporto che credevano perdute, di cogliere aspetti dell’altro che non avevano mai colto. I due si sono davvero messi nei panni dell’altro, non senza fatica, per entrare davvero e profondamente in rapporto con lui.

Questo film ci insegna che è possibile fare tutto ciò, e che ovviamente non è necessario scambiare i pensieri con il nostro partner per capirlo. Ci insegna però che è possibile un rapporto in cui si comprenda l’altro, che è possibile comprendere le difficoltà e superarle insieme. Ci insegna che c’è sempre un altro punto di vista oltre il nostro, che non c’è chi ha ragione o chi ha torto, ma ci sono i vissuti delle persone, e se le amiamo forse è giusto cercare di comprenderli.

Questo film ci insegna che non ci sono ruoli. Ci insegna che è dalle crisi, dai cortocircuiti, che poi si cresce. È nel momento in cui ci sembra tutto perduto che in realtà possiamo ritrovare delle possibilità nuove che prima non avevamo o che semplicemente che prima non vedevamo. Ci insegna a vedere la crisi, anche se tante volte sarebbe meglio far finta di non vederla, così da non doverla affrontare. E invece affrontare e superare la crisi è possibile.

Il cortocircuito ha disconnesso i nostri protagonisti da una vita frenetica, routinaria, a volte solitaria, in cui non si guardava più negli occhi la persona che ci dormiva affianco. E li ha riconnessi con la parte più profonda di loro, quella che ricerca affetto, crescita, possibilità, rapporti che sappiano corrispondere e farci crescere, rapporti con cui crescere. Senza più ruoli.

Forse dovremmo tutti andare un po’ di più in cortocircuito.

Sara Fiori

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